In Tunisia, alle porte del Sahara si tiene ogni anno un Festival culturale dove tradizione e nuovi talenti artistici si incontrano lungo le strade della città antica nell’oasi di Tozeur

Stampa
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestEmail this to someone

Con quattro giorni di festeggiamenti si è concluso in Tunisia il Festival internazionale di Tozeur, manifestazione che tradizionalmente dà voce ad artisti, compositori e gruppi folcloristici, proponendo proiezioni di film e degustazioni gastronomiche con esponenti provenienti da tutto il mondo accogliendoli con balli tradizionali e manifestazioni culturali dei popoli berberi.

Un mix di cultura, tradizione e allegria popolare che si anima durante le vacanze invernali nelle strade della antica città di Tozeur, capitale della cultura tunisina. La più importante manifestazione culturale e turistica del sud tunisino – tradizione che risale al 1938, promosso a Festival internazionale nel 1991- è un’attrazione ed occasione di incontro per migliaia di tunisini, che in questo periodo trascorrono le due settimane di vacanze invernali.

Prima delle “primavere arabe” il Festival era un’attrazione per turisti di tutto il Mondo, soprattutto francesi e italiani. “Molti vostri connazionali si sono innamorati di questa città e qui si sono stabiliti – dice Mounir Hamdi, Prefetto di Tozeur – ed attualmente risiedono quasi tutti nella Medina”, nel quartiere Ouled El Hadef la parte più antica e ben conservata della città, con le strette viuzze ed i muri delle case in mattoni rossi con i caratteristici motivi geometrici in rilievo, che le conferiscono un aspetto unico e che anticamente servivano per catturare il riflesso del sole e favorirne la rifrazione all’interno delle case.

Una caratteristica curiosa di questo antico quartiere sono le vecchie porte che parlano un linguaggio preciso, affidato ai colori: quelli blu ricordano il cielo dell’esperienza, luogo di incontro con Allah, i portoni verdi ricordano la pace del paradiso nel giardino di Allah, quelli di color giallo evocano la sabbia, il cammino e la fatica dell’uomo sulla terra.

Un’oasi rigogliosa tra le più vaste di tutto il Sahara, con un lussureggiante palmeto che frutta oltre 35 mila tonnellate all’anno di datteri della migliore qualità, tra cui primeggiano i rinomati deglet nour, “dita di luce”, la qualità migliore, morbida da gusto di miele.

Tozeur, il cui nome evoca in noi la famosa canzone di Franco Battiato, è una graziosa città di circa 46 mila abitanti, sospesa tra il grande mare caldo e sabbioso del Sahara ed il vasto lago salato di Chott el Jerid, di ben 150 km di lunghezza e 75 di massima larghezza, dove l’effetto della luce è accecante. Una distesa bianca fatta di cristalli di sale: sembra di trovarsi dinnanzi al mare di sabbia fine con splendidi paesaggi e curiosi miraggi dove si possono avvistare numerose varietà di uccelli.

L’oasi di Tozeur è la porta del deserto da cui partono i Mehari e i safari sahariani. Nelle vicinanze si possono visitare le splendide oasi di montagna fra cui Chbika, villaggio berbero un tempo sede di un accampamento romano. Percorrendo la strada degli Ksour, si possono ammirare i granai collettivi fortificati, che sembrano degli enormi alveari. Alcuni sono stati set di pellicole cinematografiche, come Ksar Haddada, scelto da George Lucas per girare le scene di “Guerre Stellari”. Un’area di grande interesse turistico per gli amanti della cultura, della natura e dell’avventura.

Tozeur si trova a sud ovest della Tunisia, a 40 km dal confine algerino ed è attualmente considerata “zona critica”. Eppure la percezione che si ha camminando per le viuzze della città, fluttuando in mezzo alla moltitudine di persone, è di sicurezza e relativa tranquillità. Niente guardie armate, niente camion blindati agli ingressi della città e degli alberghi, nessun militare con mitra in vista o giubbetto antiproiettile. “I controlli ci sono, la sicurezza è assicurata – continua il Prefetto Mounir Hamdi – ma sono discreti e mirati”. Proprio in questi giorni agli esercenti degli alberghi è stato distribuito un codice di comportamento per la sicurezza, per prevenire eventuali incursioni da parte di attentatori.

Qui ci sono 17 alberghi – racconta Tarek Ghaouar, rappresentante degli esercenti – ma dopo la rivoluzione non abbiamo più turisti stranieri, e 11 alberghi purtroppo hanno dovuto chiudere. Il problema del terrorismo è un fenomeno legato a persone poco istruite ed in condizioni di disagio sociale. Non hanno avuto una formazione coranica corretta, che insegna la tolleranza, e sono reclutati a pagamento. Molti emigrati nei paesi europei e finiti in prigione vengono indottrinati proprio durante i periodi di detenzione. Ora questi sono come cani sciolti il cui controllo è difficile ma possibile con la cooperazione di tutti i Paesi interessati. Ricordiamoci che Il saluto usuale di un musulmano è âlSalâm âleikum, la pace sia con voi”.

Stampa
x