Turismo DOP e formaggio Asiago: il futuro dei viaggi esperienziali tra territorio e alta gastronomia

Il turismo enogastronomico italiano non riguarda più soltanto degustazioni o visite in cantina. Sempre più spesso diventa un modo per entrare in relazione con un territorio, comprenderne la cultura produttiva e vivere esperienze autentiche legate ai paesaggi, alle persone e alle tradizioni locali. È in questo scenario che il formaggio Asiago DOP e il nuovo concetto di “Turismo DOP” stanno assumendo un ruolo centrale nel dibattito sul futuro dell’ospitalità italiana.
A Vicenza, l’8 maggio 2026, la tavola rotonda “Ecosistema DOP 2040: Territorio, Talento, Turismo” ha riunito istituzioni, accademici, operatori turistici e protagonisti del settore agroalimentare per riflettere sul nuovo ruolo delle Indicazioni Geografiche come motore di sviluppo territoriale integrato.

Asiago DOP e il nuovo ecosistema del turismo territoriale

Il punto di partenza è il nuovo Regolamento europeo 2024/1143, approvato nell’aprile 2024, che ridefinisce il ruolo dei Consorzi di tutela riconoscendo ufficialmente anche lo sviluppo di servizi turistici legati ai territori di produzione. Un cambiamento che segna una svolta importante. I Consorzi non vengono più considerati soltanto custodi di disciplinari produttivi, ma piattaforme capaci di connettere agricoltura, cultura, turismo, sostenibilità e promozione internazionale.

Fiorenzo Rigoni-Presidente Consorzio Tutela Formaggio AsiagoRr
Fiorenzo Rigoni-Presidente Consorzio Tutela Formaggio AsiagoRr

Per il Consorzio Tutela Formaggio Asiago questa trasformazione apre una prospettiva nuova: fare della DOP un ecosistema territoriale capace di unire produttori, istituzioni, università, strutture ricettive e operatori culturali attorno a una visione condivisa.
Secondo Flavio Innocenzi, direttore del Consorzio Tutela Formaggio Asiago, il futuro passa attraverso tre concetti chiave: “sinergia, coesione e lungo respiro”. La DOP viene così interpretata come “connettore naturale” tra territorio, turismo e competenze diffuse, in grado di generare valore economico ma anche sociale e ambientale.

Turismo DOP: perché i viaggiatori cercano autenticità

Negli ultimi anni il turismo esperienziale ha modificato profondamente il modo di scegliere una destinazione. Cresce il desiderio di luoghi autentici, produzioni locali certificate, esperienze rurali e itinerari legati al cibo di qualità.
I numeri confermano il fenomeno. Oggi oltre il 32% dei turisti italiani dichiara di aver partecipato almeno una volta, negli ultimi tre anni, a un’esperienza legata al mondo caseario. Le visite ai caseifici sono ormai seconde soltanto all’enoturismo per popolarità.
Secondo Nicola Vladimiro Ciccarelli, vicepresidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi, il turismo di fascia alta cerca proprio ciò che le DOP possono garantire: “autenticità certificata, radicamento territoriale non replicabile, identità difesa da un presidio istituzionale riconosciuto a livello globale”.

Per l’ospitalità di lusso questo significa poter costruire esperienze coerenti e distintive, dove il territorio non è semplice sfondo ma protagonista reale del soggiorno. Il limite, oggi, resta spesso l’assenza di una regia condivisa tra Consorzi, hotel, enti locali e agenzie di promozione.

Veneto, Asiago e il valore delle Indicazioni Geografiche

La DOP Economy italiana rappresenta uno dei pilastri più solidi del Made in Italy agroalimentare. Il sistema delle Indicazioni Geografiche conta quasi 900 prodotti certificati, oltre 20 miliardi di euro di valore alla produzione e più di 12 miliardi di export.
Il Veneto si conferma una delle regioni più dinamiche, grazie alla capacità di fare rete tra imprese, Consorzi e istituzioni territoriali.
Secondo Mauro Rosati, direttore generale di Fondazione Qualivita, i territori più capaci di creare connessioni sono anche quelli che generano maggiore valore economico: “Le DOP e le IGP non sono soltanto produzioni economiche, ma strumenti di valorizzazione dei territori che uniscono identità, qualità, sostenibilità e sviluppo”.
In questo scenario, l’Asiago DOP viene considerato un modello virtuoso di integrazione tra paesaggio alpino, cultura gastronomica e turismo esperienziale.

Made in Malga: il caso di successo del turismo caseario

Tra gli esempi più interessanti di Turismo DOP in Italia emerge sicuramente Made in Malga, l’evento dedicato alle produzioni casearie di montagna promosso dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago.
La manifestazione, ospitata sull’Altopiano dei Sette Comuni nei primi due weekend di settembre, è diventata negli anni un punto di riferimento nazionale per chi desidera scoprire il mondo dell’alpeggio e della produzione lattiero-casearia d’alta quota.
L’edizione 2026 si terrà dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre e proporrà degustazioni, masterclass, escursioni, incontri con i malgari e una grande mostra mercato dedicata ai formaggi di montagna prodotti oltre i 600 metri di altitudine.
Il successo di Made in Malga racconta perfettamente l’evoluzione del turismo contemporaneo: non più semplice consumo gastronomico, ma desiderio di comprendere l’origine del prodotto, incontrare chi lo realizza e vivere il territorio in modo lento e consapevole.

Il futuro del turismo esperienziale passa dalle DOP

La riflessione emersa durante “Ecosistema DOP 2040” va oltre il settore agroalimentare. Riguarda il futuro stesso delle destinazioni italiane.
In un mercato turistico globale sempre più competitivo, autenticità, identità territoriale e cultura produttiva diventano fattori decisivi per attrarre viaggiatori internazionali di fascia alta, sempre meno interessati al lusso ostentato e sempre più orientati verso esperienze memorabili e profondamente legate ai luoghi.
Il formaggio Asiago DOP, con il suo legame storico con l’altopiano veneto e la cultura della montagna, dimostra come una denominazione possa trasformarsi in un racconto territoriale capace di coinvolgere turismo, ospitalità, sostenibilità e valorizzazione culturale.

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