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Giappone, i misteri delle costruzioni megalitiche

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C’è un mistero che collega le costruzioni fatte con grandi pietre in Giappone e quelle del Mediterraneo. Un percorso di bellezza e curiosità premiato anche dall’UNESCO proprio quest’anno, tutto da scoprire.

Quando si pensa a una vacanza in Giappone, viene quasi automatico in mente lo scorrere delle immagini più classiche: il tempio con il monte Fuji sullo sfondo, la torre della radio di Tokyo, le pagode di Kyoto, l’itinerario dei ciliegi in fiore, il memoriale della pace di Hiroshima, i ristorantini di frittelle nei vicoli con le luci al neon, come nei cartoni animati.

Dal luglio 2019 in poi, però, la nostra immaginazione farà posto a nuove visioni giapponesi. Ad esempio, quelle delle tombe megalitiche che l’UNESCO ha voluto premiare proprio in questo anno.

Le costruzioni megalitiche, ovvero composte da pietre giganti, non sono una novità in Giappone. Nel Paese se ne contano 160.000, ma sull’altopiano di Osaka si trova una delle più grandi concentrazioni di tali edifici in un unico luogo. La maggior parte di essi sono tombe. Ecco un percorso turistico davvero nuovo che non dimenticherete facilmente.

Tombe megalitiche: i kofun di Osaka

Il cosiddetto Gruppo Mozu-Furuichi è un insieme di tombe giganti che sorge sull’altopiano di Osaka. Si contano qui oltre 300 “kofun”, ovvero “tombe antiche”, tipiche sepolture a tumulo della cultura giapponese che va dal III al VI secolo dopo Cristo. L’UNESCO ne ha elette come Patrimonio dell’Umanità solo 49, in base a determinate caratteristiche, senza nulla togliere alle altre.

Questo genere di tomba era pensata e riservata esclusivamente a membri dell’alta aristocrazia e doveva contenere, al proprio interno, non solo il corpo ma anche oggetti, abiti, gioielli e in genere il mondo della persona defunta. Il sistema di costruzione di queste sepolture era molto più sofisticato di come potrebbe apparire dal nome o da altre tombe simili nel mondo.

Non si tratta infatti di semplici “tumuli di argilla” ammonticchiati, ma veniva data loro una forma simbolica ben precisa: case, armi, sagome geometriche, animali o umane. Il tutto richiedeva un lavoro, dalla progettazione all’innalzamento, elaborato e complesso. Il complesso megalitico Mozu-Furuichi è diviso appunto in due gruppi distinti: le tombe di Mozu, nel distretto di Sakai, dove riposano i membri della corte dell’imperatore Nintoku, e le tombe di Furuichi, a Fujidera e ad Habikino, per i nobili della corte dell’imperatore Ojin.

Mozu, le tombe più grandi

Le tombe a tumulo più grandi del Giappone si trovano nel gruppo di Mozu, nel Sakai. Concentrate in pochi chilometri, buona parte delle iniziali 200 sono state sommerse dalla feroce espansione urbanistica ma le più belle sono rimaste ben visibili.

Hanno forma di un enorme buco della serratura e la più grande in assoluto è Daisenryo Kofun, tomba dell’imperatore Nintoku: lunga 486 metri, è circondata da un fossato fortificato di 800 metri con oltre 2 km di circonferenza totale.

Le tombe di Furuichi

Per visitare il secondo gruppo di kofun ci si deve spostare di 10 km rispetto a Sakai. Anche in quest’area, tra i centri urbani di Habikino e Fujidera, sorgevano più di 100 tombe di cui oggi ne restano visibili poco più di 40. Hanno forma di conchiglie oppure di buchi della serratura e la più grande in assoluto è Ojin-Tennoryo Kofun, lunga più di 400 metri (circa 430).

La simbologia di queste tombe è stata scoperta solo da poco, e oggi sappiamo che quelle a forma di serratura indicavano personaggi di sangue reale mentre quelle a forma di conchiglia erano per nobili di alto rango ma non vicini all’imperatore.

Il mistero delle mura megalitiche di Tokyo

Non sono ancora monumenti UNESCO ma sono altrettanto affascinanti, le mura megalitiche sparse tra Tokyo e Kamakura. In particolare nella capitale, presso i Giardini Imperiali e il Parco Hamarikyu, sorgono diversi tipi di mura perimetrali o di contenimento formate da pietre gigantesche magistralmente incastrate tra loro. Come era possibile spostare quei pesi enormi con i poveri mezzi a disposizione a quel tempo?

Ma il mistero si infittisce ancora di più se si controlla la misura delle pietre tagliate e il metodo di incastro di altre mura megalitiche: quelle che sostengono le terrazze del Santuario di Nikko, a 100 km da Tokyo, e quelle più grezze ma altrettanto impressionanti che cingono il grande Buddha del santuario di Kamakura (50 km a sud ovest di Tokyo). Infatti quelle stesse misure, quella stessa tecnica di incastro si riscontrano identiche in alcune aree del Mediterraneo (Italia inclusa) e in opere edili di antiche civiltà del Sud America.

Cosa collegava tutti questi popoli, lontani geograficamente tra loro, ma vissuti nello stesso periodo – tra il III e il VI secolo? Un mistero che ancora affonda le proprie radici nel buio del passato e che solo studi molto attenti potranno, un giorno, svelare al mondo intero. Per adesso non resta che godersi la maestosità di questi monumenti, che rendono un viaggio in Giappone certamente ancora più emozionante.

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