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Il Teatro Andromeda in Sicilia: un’opera dedicata alle stelle

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C’erano una volta un pastore artista e un campo di pascolo rotondo, in cima a un alto monte. Non è l’inizio di una favola ma il principio di un vero monumento siciliano che oggi è famoso in tutto il mondo.

“Sta scritto che lo Spirito, come il vento, soffia dove vuole. E negli anni Settanta ha soffiato qui, a Santo Stefano Quisquina”. Con queste parole si apre la presentazione del sito web ufficiale del Teatro Andromeda, il teatro delle stelle, in Sicilia. Un sito che è nato da poco, così come da poco è nato l’interesse turistico verso questo luogo incredibile e misterioso.

In realtà, di mistero c’è ben poco. Si tratta di un anfiteatro, anche di piccole dimensioni. Dunque nulla di anormale. Eppure “anormale” lo è stato, per molti anni, almeno trenta! Perché nessuno si spingeva fin quassù, a 1000 metri di altezza sopra le valli agrigentine. E se qualcuno osava farlo si trovava davanti un’opera di architettura magistrale che faceva subito pensare a un misterioso intervento alieno.  Nulla di più lontano dalla realtà.

Il teatro di Lorenzo

Come racconta lui stesso nella sua biografia, Lorenzo Reina era nato per fare il pastore. Perché pastore era suo padre, e suo nonno prima di lui. E in questo angolo rurale, nel profondo Sud del Sud della Sicilia, se sei pastore resti pastore tutta la vita. Lo vuole la tradizione, lo vuole la terra, lo vuole il destino. Lorenzo però era inquieto. E non come può essere inquieto un ragazzo adolescente.

Lui aveva “lo Spirito dentro”. L’ispirazione. Mentre portava le pecore al pascolo leggeva libri, guardava le stelle, scolpiva sassi e legni. Mentre riposava nelle baracche d’altura insieme ad altri pastori pensava a come creare statue. E quando si spingeva con il gregge in cima ai Monti Sicani, su quello spiazzo erboso che dominava le valli da 1000 metri di altezza, immaginava un teatro. Come quelli che immaginarono e costruirono i Greci e i Romani, suoi antenati.

Teatro Andromeda, costruito pietra su pietra

Un masso trascinato al centro. Poi un altro. E Lorenzo Reina vide che avevano una forma conosciuta … quella di alcune stelle della galassia di Andromeda. Decise quindi di completare il disegno di quella costellazione. Progettò, studiò, portò altri massi, altri sassi, cominciò a scolpirli per dar loro una forma più geometrica.

Passavano gli anni, ma nessuno si spingeva fin lassù a controllare cosa faceva un pastore nei suoi lunghi momenti di solitudine. E la costruzione continuava, stagione dopo stagione, pietra su pietra. Man mano nacque anche la scena, rotonda e sassosa, e quella pietra levigata, nerissima, al centro di tutto. E poi il muretto, l’arco e il simbolo del sole a vegliare sul tramonto … Il Teatro Andromeda era lì, era perfetto, ma nessuno lo sapeva. Tranne Lorenzo e il suo gregge.

Teatro  Andromeda e Santo Stefano Quisquina

Poi pian piano si sparge la voce, in quel modo strano con cui le voci corrono. E si comincia a parlare, in paese, di un misterioso teatro in cima ai monti. Dicono sia il teatro “più alto d’Europa o del mondo”, e in effetti lo è. Si tratta del teatro di pietra più alto del mondo, che ha tolto il primato secolare a Segesta. Un capolavoro al centro della Sicilia, in cima a una rocca, ma come è successo?

La curiosità ha spinto quassù prima gli abitanti del paese, Santo Stefano Quisquina. Questo luogo è nato come terra di pastori già molti secoli prima di Cristo e tale è rimasto tutt’ora. Il suo nome è molto romantico e ha davvero poco a che fare con il santo. Stefano viene dal greco stephanòs (corona) mentre “Quisquina” è una parola araba che significa “oscurità”. La “corona oscura” era quella dei boschi di alta montagna che circondavano l’abitato. Oggi i boschi sono quasi del tutto spariti, ma le montagne sono ancora là, alte e maestose.

Arrivare fin qui non è facile. Forse anche per questo il turismo ha stentato per anni a scoprire il paese e il Teatro  Andromeda. Oggi però le cose stanno cambiando. Nel 2018 Lorenzo Reina è stato invitato a presentare il suo Teatro alla Biennale di Venezia, al fianco di architetti di fama mondiale. Il successo, però, non gli ha dato alla testa. Lui resta sempre un pastore-poeta-scultore, che oggi – insieme alla moglie e ai due figli – promuove l’arte e la cultura… in mezzo ai pascoli.

La Fattoria dell’Arte

Lo fa con la fattoria didattica Fattoria dell’Arte Rocca Reina, che ha trasformato il Teatro in un punto di riferimento dell’arte contemporanea in Sicilia. La fattoria – accreditata dalla Regione Sicilia –  promuove percorsi turistici, percorsi per le scolaresche, spettacoli, eventi. In fondo il Teatro Andromeda fa parte di un museo a cielo aperto che comprende statue scolpite dallo stesso Reina a completare il paesaggio.

La più spettacolare è la Maschera della Parola: una gigantesca scultura con occhi e bocca cavi che nel giorno del Solstizio d’Estate, alle 19:45 in punto, lascia passare attraverso la bocca un raggio di tramonto … e sembra che parli grazie al sole!

Informazioni utili sul Teatro  Andromeda

Il teatro è molto più piccolo di quanto non sembri in foto. I posti a sedere sono solo 108, tanti quante sono le stelle della costellazione omonima. E non saranno mai di più. Le dimensioni sono anche esse molto meno vaste di come sembri, ma bastano per accogliere chi vuole godersi un tramonto in santa pace.

Per arrivare al Teatro  Andromeda: da Catania, autostrada per Palermo, indicazioni per Caltanissetta e poi per Agrigento, uscire a Lercara Friddi e deviare a Filaga verso Santo Stefano Quisquina. Dopo 10 km, dal bivio Castronovo seguire le indicazioni per il Teatro Andromeda.  Da Palermo: seguire la strada per Agrigento fino a Lercara Friddi e continuare come descritto sopra. Da Messina la strada è più complicata e attraversa montagne e curve continue: autostrada per Palermo fino a Termini Imerese, quindi seguire le indicazioni per Caccamo, Roccapalumba e infine Lercara Friddi.

Maggiori Informazioni

www.teatroandromeda.it

Il teatro è aperto dalle 10 alle 18. Il biglietto di accesso è di 10 Euro a persona. Per prenotazioni bisogna rivolgersi all’apposita pagina Facebook e lasciare un messaggio.

PER LE FOTO DELL’ARTICOLO SI RINGRAZIANO: Christian Reina, figlio del signor Lorenzo Reina, e il signor Giuseppe Amenta

 

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