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In Sicilia, nel castello della Mano Insanguinata di Carini

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Una triste leggenda siciliana che non ha età e che affonda le proprie radici vicino Palermo. Ma a volte basta poco per passare da leggenda a realtà. A volte basta solo una impronta sul muro per svelare un mistero vero.

Quando andrete a trascorrere le vostre vacanze a Palermo in Sicilia, spingendovi sicuramente fino alla bellissima Monreale poco distante, proseguite ancora un po’, circa 25 km più a ovest, e fermatevi a Carini. Questo grosso comune di 40.000 abitanti, ricco di storia – scavi archeologici, fortificazioni medievali, chiese cinquecentesche e barocche – nasconde un mistero che forse è leggenda e forse non lo è. Sta a voi capirlo, a seconda delle emozioni che vi lascerà addosso.

In cima alla collina che domina il paese e la sua frazione marinara di Villagrazia sorge un castello al quale è legata una storia antica, che è un po’ la versione siciliana di Romeo e Giulietta. La triste fiaba della Baronessa di Carini, uccisa per mano del suo stesso padre per fermare un amore “indecoroso e impossibile”, un adulterio che non sarebbe mai dovuto avvenire.

La Baronessa di Carini

La Baronessa Laura Lanza Trabia di Carini è esistita davvero. Ed è esistito davvero anche il suo amante, messer Ludovico Vernagallo. I loro nomi e gli atti della loro morte sono tutt’oggi custoditi presso l’archivio storico della Chiesa Madre di Carini. Ma le vicende della loro vita reale e quelle della leggenda si intrecciano in una fiaba romantica e dolorosa che inizia nel dicembre 1543, quando la giovanissima Laura (14 anni appena) viene data in sposa al nobile don Vincenzo La Grua Talamanca.

Laura vive obbediente con il marito, gli darà dei figli ma il suo non è vero amore. Per questo quando conosce Ludovico, cugino del marito, sperimenta per la prima volta una passione mai provata prima. Laura è ancora giovane, Ludovico è bello e passionale e la relazione adultera tra i due è inevitabile. Il 4 dicembre 1563 Laura e Ludovico vengono scoperti insieme dal padre di lei. L’adulterio era un disonore troppo pesante per una famiglia nobile come quella dei Trabia di Carini e andava lavata col sangue.

Narra la leggenda che il padre uccise subito Ludovico, poi si avvicinò alla figlia e, alla domanda di lei “Padre, che fate?”, lui si scusò dicendo tra le lacrime: “Perdonate, signora Figlia, ma vengo a uccidere anche voi . Il pugnale dell’uomo trafisse Laura al cuore e lei, cercando di tamponare la ferita, portò la mano al petto. Quindi prima di cadere morta, appoggiò quella stessa mano al muro lasciandovi una impronta insanguinata.

Il Castello di Carini

Il delitto “d’onore” avvenne proprio nelle stanze del Castello di Carini che ancora oggi si può ammirare e visitare. Eretto nel medioevo sulle fondamenta di una antica fortificazione araba, il castello crebbe come maniero di difesa fino a quando, nel 1283, i nuovi proprietari Abate lo trasformarono in una residenza nobiliare. Accusati di tradimento circa un secolo dopo, gli Abate dovettero vendere tutti i beni di famiglia e il castello venne acquistato dai nobili baroni La Grua Talamanca.

Rimasto di proprietà dei baroni fino al 1812, oggi è un monumento aperto ai turisti. L’architettura tipicamente medievale si suddivide su due piani: un piano terra che ospita la sala d’armi e la cappella di famiglia, con decorazioni seicentesche; un primo piano dove si possono ammirare il salone delle feste, ancora di impronta quattrocentesca, e le stanze della famiglia. Si trova proprio tra queste la camera da letto della baronessa Laura, dove incontrava il suo Ludovico e dove avvenne il duplice omicidio.

Il mistero della Mano Insanguinata

Se volete provare il piacere del brivido di un incontro ravvicinato con un fantasma, dovreste visitare la stanza della baronessa il 4 dicembre, possibilmente di sera! Pare che proprio in quel giorno, anniversario del delitto, compaia sul muro la famosa impronta della mano insanguinata. In realtà la “macchia” è visibile sempre e per i meno superstiziosi non è altro che una chiazza di umidità su un muro antico fatto di pietra e terra.

Eppure c’è chi giura che il 4 dicembre di ogni anno quella macchia assuma la forma di una mano e diventi rossastra. Solo per poche ore… prima di tornare ad assorbirsi nel muro e nella memoria. Sarà vero? Sarà una trovata pubblicitaria per rendere ancora più affascinante l’itinerario storico al castello? Sta a voi decidere e … provare. Certamente le anime infelici di due innamorati popolano ancora quelle stanze, per lo meno nella commozione che la storia suscita.

Informazioni utili

Per arrivare a Carini si arriva prima a Palermo e da qui, con auto propria o con autobus sulla A29 Palermo-Mazara si raggiunge in meno di mezz’ora. L’uscita è Villagrazia di Carini. Ma potete anche arrivare con la nuovissima linea della metropolitana di Palermo, fermata Piraineto.

Per accedere al castello si paga un biglietto di soli 3,50 Euro, ridotto a 2 Euro per gli studenti tra i 18 e i 25 anni e a 1 Euro per minori di 18 anni e over 65. Il castello è aperto tutti i giorni, ore 9-13 e 15-19 (in inverno) oppure 9:30-13:30 e 16-20 (in estate). Per prenotazioni e informazioni: castello@comune.carini.pa.it oppure chiamando il numero 091/8815666.

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