Isola del Garda e la leggenda del Fiore Rosso

Stampa

Quando vedi uno scorcio di Venezia in mezzo al lago di Garda, quella è l’Isola del Garda. Quando intravedi fioriture di rose, iris, lavande, margherite, zinnie, dalie che regalano pennellate di colore e profumi nelle aiuole poste ai piedi degli alberi, sei vicino alla villa Borghese – Cavazza in stile neogotico veneziano, che ricorda palazzo Ducale.

Qui a sorpresa il paesaggio diventa tropicale tra agavi, cycas e le grandiose palme delle Canarie. Nel parterre davanti all’edificio, siepi di bosso sapientemente modellate raffigurano il giglio araldico dei de Ferrari, che realizzarono il giardino d’ impronta romantica alla fine dell’800: mirabili sculture verdi visibili sia dall’acqua che dalla terraferma. E quando intravedi frutti di stagione (pere, fichi, olive, limoni, cedri, giuggiole, cachi, melograni…) sei immerso in un’altra dimensione temporale: quella di San Francesco, Dante, Napoleone, i Carbonari, l’arciduchessa russa, la nobildonna inglese. Ognuno di questi personaggi ha lasciato vestigia sull’isola Borghese – Cavazza. I proprietari, i sette figli del Conte Camillo Cavazza e di Lady Charlotte Talbot d’Inghilterra, hanno aperto al pubblico dal 2002 questo frammento di terra lunga e stretta come una nave, già abitata da Romani e Longobardi, dimora di frati, aristocratici, artisti, letterati e perfino di pirati. Simboli di diversa natura sono disseminati nelle architetture, uno è particolarmente intrigante: la draghessa con grandi mammelle che vigila sulla villa e sul giardino, con quell’angolo dov’è sempre primavera. Mai vista, se non sui libri e nei film, una scultura a forma di draghessa, di norma è il drago che viene posto a guardia di un luogo o riprodotto su stemmi nobiliari.

Dunque, questo è il luogo giusto per ritrovare il Fiore Rosso e la sua leggenda.

Chi vuole saggiarne la potenza sapienziale, metta un fiore rosso tra i capelli o indossi un capo d’abbigliamento rosso e danzi sotto la guida di Carlita Moon Mother, per rievocare una intuitiva devozione alle energie che confluiscono sull’isola del Garda dal Monte Baldo, dalla penisola di Sirmione, da Salò e da Riva del Garda, che la danza, la musica, il congiungimento delle mani fanno assorbire nell’intimità di chi sa ascoltare.

Così narra la leggenda del Fiore Rosso: “Tanti millenni fa quattro forze della natura si incontrarono nel lago di Garda e unirono le loro energie per dare vita ad una splendida creatura: il Fiore Rosso. Dalla profondità del bosco fu richiamata l’acqua che confluì nella cascata della Madonna del Rio a Salò; dal Monte Baldo fu chiamato il Fuoco che animò Campo di Brenzone; dalla penisola di Sirmione fu chiamato il Vento; dal monte Brione a Riva del Garda fu chiamata la Terra, e fu chiesto ai quattro elementi della natura un consiglio. Loro prepararono un antico rimedio da dare ad ogni fanciulla al momento della nascita, per ricordarle che l’essenza dell’amore e della grazia femminile risiede nel proprio fiore“.

Questa credenza si tramanda di madre in figlia sul lago di Garda, per chi vuole intendere.

Proprio quelli sono luoghi dello Spirito ad alta velocità vibrazionale, conosciuti come “sacri” e “magici”, collegati all’acqua, al suono e agli elementi della natura.

Chi non ha fatto l’esperienza di avvertire particolari sensazioni come l’apertura del cuore e della mente immersi in un paesaggio, o dentro un tempio, una piramide, una chiesa? C’è una saggezza femminile ancestrale nel Fiore Rosso fatto di suoni, forme, sensazioni e sensibilità, occhi luminosi che incrociano altri occhi, orecchie sintonizzate sul canto antico delle generazioni passate. Quel fiore sta nella regione del Benàco, in lingua celtica Benacus, che significa “dai molti promontori”, in riferimento ai monti che cingono il lago come petali di un fiore. Il chakra del cuore lacustre è l’Isola del Garda; di intima potenza sono le meditazioni sull’isola nelle notti di luna piena, con le benedizioni trasmesse di donna in donna, di madre in figlia attraverso il simbolo del Fiore Rosso.

O quelle nel borgo antico di Campo, alto sulla costa orientale a ridosso del Monte Baldo, a cui la Terra del Garda ha riservato l’elemento Fuoco.

Ancora, sulla sponda opposta gorgheggia la cascata della Madonna del Rio a Salò, con il suo prezioso elemento acqua.

A sud, le Grotte di Catullo nella penisola di Sirmione esprimono l’elemento aria, con il soffio dell’Ora che l’accarezza; da qui, stese su un magico tappeto volante, il vento porta le anime sopra Riva fino al Monte Brione.

E’ la danza del Fiore Rosso rivolta ai quattro punti cardinali che attiva suoni, immagini, sensazioni, vissuti ognuno a modo proprio, senza giudizi o interpretazioni della mente; c’è chi prova un senso di calore o di pace o di eccitazione, tutto è permesso provare e vedere scorrere come in un film. Allora la mente diventa calma, smette di ondeggiare sul passato e sul futuro, si concentra sul presente qui e ora. Dalla meditazione sul respiro si può arrivare alla consapevolezza che il pensiero è, appunto, un pensiero-prodotto della mente, da osservare e lasciar passare, se si vuole raggiungere livelli profondi di introspezione. Come quelli che si percepiscono nella iurta, alta sulle alture della costa occidentale del lago di Garda, altro luogo magico dove Astrid accompagna il raccoglimento e la contemplazione con suoni ancestrali che lei abilmente trae dai suoi strumenti: gong e koshi.

All’inizio è un bagno di suoni ad alta vibrazione per favorire la meditazione, alla fine il rintocco del gong sottolinea il risveglio dallo strano torpore che avvolge il viaggio nell’intimità, per non fare appassire il Fiore Rosso dell’antica sapienza trasmessa per via femminile, che ogni donna del Garda porta in sé. 

Di Claudia Farina

Stampa