Dal 1° al 30 settembre 2026 l’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia diventa una delle destinazioni più interessanti per chi ama arte, design e alto artigianato. Homo Faber 2026, intitolata An Island of Light, porta negli spazi della Fondazione Giorgio Cini centinaia di maestri artigiani internazionali, oltre 700 opere e 15 installazioni immersive firmate dalla direttrice artistica britannica Es Devlin.

Homo Faber 2026: la luce racconta il talento delle mani
Il tema scelto per la quarta edizione di Homo Faber è apparentemente immateriale: la luce. Es Devlin la utilizza però come materia scenografica, mettendola in relazione con vetro, ceramica, legno, metallo, tessuti, acqua e superfici riflettenti.
Il risultato non è una mostra tradizionale, con opere semplicemente disposte nelle sale. Il visitatore attraversa 15 ambienti concepiti come altrettante esperienze, fra luce, suono, movimento e riflessi, seguendo un racconto che mette in primo piano non soltanto gli oggetti finiti ma anche chi li ha realizzati, gli strumenti utilizzati e i gesti necessari per trasformare una materia grezza in qualcosa di irripetibile.

L’idea prende spunto dalla stessa conformazione di Venezia. Ogni artigiano è immaginato da Devlin come un’isola di talento individuale inserita in un più vasto arcipelago creativo. Nell’edizione 2026, sono esposti oltre 800 oggetti e coinvolti più di 400 artigiani, numeri che restituiscono la dimensione internazionale del progetto.
Cosa vedere a Homo Faber 2026

Uno degli aspetti più riusciti della manifestazione è la possibilità di osservare il mestiere d’arte mentre prende forma.
n An Atelier Alive viene ricostruito un vero laboratorio dove artigiani specializzati nella ceramica, nel vetro, nei metalli, nei tessili e in altre discipline lavorano davanti al pubblico. Non una dimostrazione decorativa, quindi, ma un modo per comprendere quanta conoscenza tecnica si nasconda dietro a un oggetto apparentemente semplice.
In A Rooted Ascent protagonisti sono invece i materiali naturali: maestri del legno e dell’intreccio mostrano come fibre, rami e essenze possano essere trasformati attraverso tecniche spesso tramandate per generazioni. Sono proprio questi momenti a rendere Homo Faber diversa da molte esposizioni dedicate al design. L’oggetto non viene separato dal processo che lo ha generato.
Chi è Es Devlin, la direttrice artistica di Homo Faber 2026

La scelta di Es Devlin spiega molto dell’impostazione di questa edizione. Artista e designer britannica, è conosciuta per installazioni nelle quali architettura, luce, movimento e partecipazione del pubblico diventano parte della stessa opera.
Ha lavorato per il Metropolitan Opera di New York, il Teatro alla Scala, la Royal Opera House, la Tate Modern, il V&A Museum e la National Portrait Gallery, oltre ad avere progettato cerimonie olimpiche, spettacoli del Super Bowl e scenografie monumentali per alcuni dei maggiori musicisti internazionali.
Nel 2025 la sua Library of Light, installata alla Pinacoteca di Brera durante la Milano Design Week, aveva accolto circa 500.000 visitatori.
A Venezia il suo intervento assume però una dimensione più raccolta. L’obiettivo è stupire il visitatore ma contemporaneamente invita a chiedersi da dove provenga un oggetto, chi lo abbia realizzato e quali conoscenze siano necessarie per produrlo. È una riflessione particolarmente attuale in un’epoca dominata dalla produzione digitale e dall’intelligenza artificiale.

Kintsugi, hanko e origami: i workshop da provare
Homo Faber 2026 permette anche di passare dall’altra parte del tavolo e cimentarsi personalmente con alcune tecniche artigianali.
Due laboratori sostenuti da Mazda reinterpretano le tradizioni giapponesi del kintsugi e dell’hanko. Il primo è l’arte di riparare la ceramica valorizzandone le fratture anziché nasconderle; il secondo riguarda la realizzazione dei tradizionali sigilli giapponesi. I workshop sono aperti dai 10 anni in su, richiedono prenotazione e prevedono un costo di 10 euro per partecipante.
Gratuito è invece il laboratorio di origami guidato dall’artista italiano Giuseppe Romeo. Ogni partecipante realizza un fiore bianco che viene aggiunto progressivamente a una grande installazione collettiva destinata a crescere durante tutto il mese di settembre.
È uno dei piccoli dettagli che meglio interpretano lo spirito dell’edizione: l’opera non è soltanto qualcosa da osservare, ma può nascere anche dalla partecipazione del visitatore.
Mangiare a Homo Faber: il ristorante temporaneo di Local Venezia
Anche la gastronomia entra nel percorso dedicato al saper fare.
A Glasshouse Restaurant è il pop-up restaurant affidato a Local Venezia, ristorante veneziano noto per una cucina contemporanea molto legata ai prodotti della laguna. Sono previsti tre menu degustazione con relativi abbinamenti enologici, serviti in un ambiente nel quale anche stoviglie e arredi diventano parte dell’esperienza.
Tra gli elementi scenografici spiccano un tavolo in vetro lungo sette metri e un grande lampadario in vetro di Murano messi a disposizione da iDOGI. La prenotazione è obbligatoria.
Più informale è A Trattoria on an Island, sempre con menu studiato da Local Venezia, mentre nei giardini della Fondazione Cini si trovano A Garden Café e A Pool Bar per una pausa più veloce.
È bene sapere che all’interno della manifestazione non è consentito introdurre cibo proprio o bevande alcoliche.
Gli Homo Faber Awards 2026
Per la prima volta la visita può trasformarsi anche in una sorta di giuria diffusa.
Tutti gli artisti presenti concorrono agli Homo Faber Awards, articolati in tre riconoscimenti assegnati rispettivamente dal pubblico, dalla stampa accreditata e dagli Young Ambassador.
Per partecipare alla votazione del pubblico bisogna scaricare l’app Homo Faber e scansionare il QR code presente accanto alle opere preferite. La votazione rimane aperta sino alla fine di settembre e ciascuno dei tre vincitori riceverà un premio di 10.000 euro destinato a sostenere lo sviluppo della propria attività.
Homo Faber in città: 140 botteghe artigiane da scoprire a Venezia
Limitarsi all’isola di San Giorgio sarebbe però perdere una parte interessante del progetto.
Con Homo Faber in Città la manifestazione si diffonde infatti tra calli, palazzi e botteghe veneziane. Il programma ufficiale indica oggi circa 140 atelier artigiani visitabili attraverso la Homo Faber Guide, un’occasione particolarmente interessante per entrare in laboratori che normalmente sfuggono al percorso turistico più conosciuto.
Casa Sanlorenzo ospita inoltre due esposizioni. Ca’ Riflesso, curata da Artemest, riunisce arredi, illuminazione, decorazione e opere di oltre 40 artigiani italiani, con particolare attenzione a Venezia e al Veneto. Una seconda mostra presenta invece maestri dell’artigianato del Lussemburgo selezionati da De Mains De Maîtres Luxembourg. L’ingresso a Casa Sanlorenzo è gratuito e gli spazi sono aperti ogni giorno dalle 10 alle 19.
Per chi ama scoprire la Venezia degli atelier più che quella delle vetrine di souvenir, può diventare una delle parti più stimolanti dell’intera manifestazione!
Homo Faber e il ritorno al valore dell’oggetto fatto a mano
C’è anche un tema culturale più ampio dietro Homo Faber 2026.
Mai come oggi siamo circondati da oggetti, immagini e contenuti che possono essere prodotti e replicati in pochi secondi. La manifestazione sceglie deliberatamente la direzione opposta: raccontare il tempo necessario per imparare una tecnica, la conoscenza dei materiali, l’errore, l’imperfezione e soprattutto la mano riconoscibile di chi crea.
È probabilmente questo contrasto tra innovazione tecnologica e abilità manuale a rendere particolarmente attuale l’edizione 2026. Non si tratta di una celebrazione nostalgica dell’artigianato, ma della dimostrazione che tecniche antiche possono continuare a produrre linguaggi sorprendentemente contemporanei.
E a Venezia questo dialogo assume un significato ulteriore: vetro, tessuti, mosaico, legno, pietra e metalli appartengono da secoli alla storia economica e artistica della città.
Come arrivare a Homo Faber 2026
Homo Faber si svolge alla Fondazione Giorgio Cini sull’isola di San Giorgio Maggiore, proprio di fronte al bacino di San Marco.
Dal pontile San Marco-San Zaccaria si può utilizzare il vaporetto ACTV linea 2, che ferma direttamente a San Giorgio. La stessa linea permette di raggiungere l’isola dalla stazione ferroviaria Venezia Santa Lucia.
Chi acquista il biglietto di Homo Faber online dispone inoltre di una navetta gratuita dedicata. Parte da San Marco-San Zaccaria, pontile B1, ogni 30 minuti a partire dalle 9.30. Le corse di ritorno da San Giorgio iniziano alle 10.15 e proseguono sino alle 19.15. La traversata dura circa cinque minuti.
È un dettaglio da tenere presente al momento dell’acquisto: prenotare online non serve soltanto a garantirsi l’ingresso nella fascia oraria desiderata, ma permette anche di utilizzare il collegamento dedicato.
Date, orari e biglietti di Homo Faber 2026
Homo Faber 2026: An Island of Light si svolge dal 1° al 30 settembre 2026.
L’apertura è quotidiana dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 17. Per visitare il tutto serviranno almeno due ore, ma considerando dimostrazioni, workshop e giardini è facile rimanere sull’isola più a lungo.
Il biglietto intero costa 16 euro, mentre il ridotto è di 10 euro per le categorie previste. Sono disponibili anche ingressi gratuiti per alcune tipologie di visitatori. L’accesso avviene con fascia oraria prenotata e l’acquisto online è consigliato, perché garantisce l’orario scelto e consente di utilizzare gratuitamente la navetta da San Marco.
Per programma giornaliero, workshop e prenotazioni conviene consultare il sito ufficiale di Homo Faber, aggiornato durante tutto il mese di settembre.