I Giardini Barbarigo a Valsanzibio ed il labirinto salvifico

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Nel Parco dei colli Euganei, a pochi chilometri dalla città di Padova, esiste uno dei giardini barocchi più antichi e belli d’Italia e di tutta Europa. I giardini di Villa Barbarigo sono a Valsanzibio, che è l’unica frazione di Galzignano Terme, località turistica già molto apprezzata per le proprietà curative delle sue acque sulfuree.

La visita ai Giardini della tenuta Valsanzibio vale davvero il “viaggio”, un percorso straordinario in un autentico paradiso, che si trasforma in un cammino spirituale tra antichissime e rare piante ed oltre 60 statue allegoriche.

I Giardini di Valsanzibio sono una vera e propria piccola Versailles: negli oltre 10 ettari di superficie sono state realizzate fontane, scherzi d’acqua, peschiere, statue e sculture in pietra d’Istria. I Giardini costituiscono un raro esempio di conservazione del progetto originale, con molte delle piante antiche di quasi 400 anni, provenienti da tutto il mondo. Ai tempi della sua realizzazione, nel 1600, i ricchi mercanti veneziani si vantavano di avere nelle proprie tenute alberi ancora sconosciuti provenienti dall’Africa , dall’ Asia e dalle Americhe; a Valsanzibio c’era una lista delle piante del Nuovo Mondo del tutto sconosciute in Europa, che vennero recensite solo un secolo più tardi.

La storia di un voto ai tempi della peste nera

I Giardini monumentali di Valsanzibio furono progettati dall’ architetto e fontaniere Pontificio Luigi Bernini, il fratello più giovane di GianLorenzo. Realizzati dal 1665 al 1695, sono gli unici giardini in nord Italia disegnati come un’ urbe romana, con il cardo – strada da nord a sud – che incrocia il decumano – strada da est ad ovest.

Gregorio Barbarigo – Vescovo di Padova ed ai tempi Cardinale e consigliere del Papa, poi Santo – fece realizzare nel giardino della villa di famiglia un percorso simbolico da lui stesso ispirato, in seguito ad un voto fatto da suo padre nel 1631.
In quell’anno, a Venezia ed in tutta Europa imperversava la peste nera e la famiglia Barbarigo si era rifugiata nell’entroterra, a Valsanzibio, dove aveva gran parte dei possedimenti. In seguito alla morte della moglie Lucrezia,  Zuane Francesco Barbarigo fece voto: promise di realizzare una maestosa opera per commemorare la grandezza di Dio, se il resto della famiglia si fosse salvato dalla peste.
Fu così che in seguito il primogenito Gregorio, per onorare il voto del padre, commissionò la realizzazione di un giardino che non avesse solo uno scopo ludico, ma fosse un percorso spirituale, un monumentale emblema della via di perfezione che porta l’uomo alla salvezza.

I Giardini di Valsanzibio vennero così pensati come un paradiso terrestre, in contrapposizione all’inferno veneziano di allora. Nella scalinata davanti alla Villa, tappa finale di tutto il percorso, è infatti riportato un sonetto che termina con queste parole “Li c’è l’inferno, qui il Paradiso”.

Il percorso di Salvificazione

Il viaggio simbolico di salvificazione nei Giardini di Valsanzibio inizia attraversando una superba e imponente porta di ingresso, il Padiglione Diana. Diana-Luna è la dea delle selve, protettrice degli animali selvatici, custode delle fonti e dei torrenti, protettrice delle donne. Il monumentale portale è decorato con mascheroni, bassorilievi e 13 statue in pietra d’Istria – scolpite dallo scultore Enrico Merengo. 

Giardini di Valsanzibio

Il cammino allegorico inizia con l’elemento acqua, lungo il Viale delle Peschiere. Ci si avvia costeggiando la Peschiera dei Fiumi alimentata da due divinità fluviali, il Bacchiglione ed il Brenta. Con l’acqua cristallina e pura dei due fiumi inizia simbolicamente la purificazione – passiva – della nostra anima.

Si incontra quindi la Fontana dell’Iride – posta leggermente più in alto. Iride, la divina messaggera, è la personificazione dell’arcobaleno che unisce il Cielo alla Terra, l’elemento acqua e l’elemento aria, che formano i 7 colori dell’arcobaleno quando si incontrano.

Si raggiunge quindi la Peschiera dei Venti – che simboleggia l’elemento aria – dove Eolo, Dio dei Venti, troneggia sulla cascata. Dopo l’acqua è l’aria che continua la nostra purificazione.

Proseguendo si arriva al centro del giardino, dove si trova la Fontana della Pila. Realizzata in marmo rosso ha la forma ottagonale di una alchemica fons vitae ed è simbolicamente collocata nel punto cruciale del Giardino, là dove i suoi assi portanti, cioè il Viale Centrale ed il Teatro d’Acque si intersecano ad angolo retto (gli assi dell’ipotetica città romana disegnata da Luigi Bernini).

Giardino di Valsanzibio

La Fontana della Pila è equidistante dai quattro punti più simbolici del Giardino stesso: Labirinto e Grotta dell’Eremita a Sud, Monumento al Tempo ed Isola dei Conigli a Nord. La Pila si trova, quindi, sulla ideale intersezione fra la ricerca trascendente rappresentata da Grotta dell’Eremita e Tempo e quella immanente da Labirinto ed Isola dei Conigli.

Il punto dove è collocata questa fontana ottagonale segna un cambio di direzione lungo il “percorso di Purificazione”: inizia da qui la purificazione attiva.
Prima di proseguire verso la meta finale dobbiamo confrontarci con la nostra coscienza, affrontando i nostri dubbi e le nostre paure. L’
iter salvationis prevede un passaggio attraverso il Labirinto, simbolo della difficile ricerca interiore che porta al progresso umano, e la Grotta dell’Eremita, simbolo della ricerca trascendente e tappa di meditazione sulle verità acquisite nel percorso labirintico.

Il labirinto di Valsanzibio

Il labirinto dei Giardini di Valsanzibio è costituito da seimila arbusti di bosso sempreverde (Buxus Sempervirens), la maggior parte dei quali sono ancora quelli originali piantati tra il 1664-1669.

Labirinto del Giardino di ValsanzibioLabirinto del Giardino di Valsanzibio

Per accedere al labirinto bisogna cercare l’ingresso: originariamente si doveva percorrere tutto il Gran Viale verso Sud fino al Viale Ombroso e, quindi, trovare il passaggio sopra il ‘Rio della Chiesa’. Oggi esiste un secondo accesso facilitato per i turisti. L’accesso al Labirinto era volutamente nascosto e difficile da trovarsi perché chiarisce come la via della Virtù non si intraprenda casualmente ed invece occorra cercarla.

L’intero percorso del labirinto è lungo circa un chilometro e cinquecento metri e simboleggia il difficile viaggio di ricerca interiore per raggiungere la salvezza umana. Nel percorrerlo si trovano gli ostacoli – le 7 vie trabocchetto, come i 7 vizi capitali – simbolo delle difficoltà della vita, di fronte alle quali dobbiamo trovare la forza per ripartire. Dall’alto della torretta si ha la chiara la visione del percorso intero della “vita” e di quale sia il proprio ruolo in questa esistenza. Forti di questa rivelazione si accede ad un altro quadrato del giardino, dove si trova la Grotta dell’Eremita.

La Grotta dell’Eremita

Alla fine del percorso labirintico si giunge ad una grotta luminosa, che simboleggia la solitudine dell’animo durante la ricerca spirituale. Qui si sottolinea l’importanza nella vita non solo di cercare, ma anche di fermarsi e meditare.

l’Isola dei Conigli e il Monumento al Tempo

L’Isola dei Conigli è uno dei pochi esempi al mondo ancora esistenti in un giardino storico del leporarium.
Questo luogo è la rappresentazione fisica di come il corpo umano sia limitato dai confini dello spazio e del tempo ed è simbolo della condizione di chi, come i conigli, nasce, cresce e muore tra gli angusti confini dello Spazio e del Tempo. Al contempo, quest’isola simboleggia la Fecondità che assicura il susseguirsi delle generazioni, scavalcando i limiti che il tempo impone ad ogni singolo essere vivente.

Il monumento a Cronos

Cronos, la divinità alata del Tempo viene rappresentata da un vecchio dalle ali semi spiegate, fermo e con un ginocchio a terra. Qui è esplicito il simbolismo del Tempo che a volte sospende la sua progressione nello spazio o dell’uomo che può superare certi limiti spazio-temporali quando si eleva spiritualmente.

La fontana delle Insidie

Il percorso di salvificazione continua sul Gran Viale, dove si incontrano giochi e scherzi d’acqua, che simboleggiano le insidie che ritardano il raggiungimento della meta finale. Chi pensa di essere arrivato alla purificazione e si siede sulle panchine per godersi l’acqua zampillante della fontana, viene investito dagli ‘spilli’ d’acqua che sgorgano inaspettatamente dalla cesta di fiori e frutta tenuta sulla testa di un putto. 

Il Piazzale delle Rivelazioni

E’ la meta finale del viaggio allegorico, che si conclude nel piazzale davanti alla Villa Barbarigo. Per raggiungerlo bisogna percorrere una scala con 7 gradini, la Scalinata del Sonetto, dove sono riportati due versi per ogni gradino:

Curioso viator che in questa parte
Giungi e credi mirar vaghezze rare
Quanto di bel, quanto di buon qui appare
Tutto deesi a Natura e nulla ad Arte

 Qui il Sol splendenti i raggi suoi comparte
Venere qui più bella esce dal mare
Sue sembianze la Luna ha qui più chiare
Qui non giunge a turbar furor di Marte

 Saturno quivi i parti suoi non rode
Qui Giove giova et ha sereno il viso
Quivi perde Mercurio ogni sua frode
 

Qui non ha loco il Pianto, ha sede il Riso
Della Corte il fulmine qui non s’ode
Ivi è l’Inferno e quivi il Paradiso

al termine della scalinata si trova il piazzale ottagonale con otto statue allegoriche che fanno corona alla Fontana dell’Estasi, detta anche del Fungo o, delle Rivelazioni.
Siamo così finalmente giunti al termine del percorso di rinascita e perfezione!

Un conte-biologo-giardiniere …

La cura di questo meraviglioso giardino storico, dalle caratteristiche uniche in Italia e fra i più belli in Europa, è dovuta alla alla passione, all’amore ed alle mani sapienti di Armando Pizzoni Ardemani. Villa Barbarigo è proprietà della sua famiglia dal 1928 ed Armando, dopo la laurea in Biologia conseguita negli Stati Uniti, viene richiamato dalla famiglia per occuparsi della tenuta, che ha ricevuto in eredità nel 2013. Il Giardino, curato da Armando in persona – con l’aiuto di soli 4 giardinieri – è in questi anni letteralmente rinato.

Il padre Fabio Pizzoni, ne era stato la memoria storica: nel corso degli anni aveva effettuato molte ricerche sulla storia ed il significato simbolico del Giardino, recuperando i contenuti di documentazioni che erano andate perdute durante l’occupazione della Villa da parte delle truppe tedesche e pubblicandone un libro.

Negli anni ’70 era stato fatto un grande investimento per rendere elettrico il sistema di fontane, scherzi d’acqua e peschiere, così da poter riutilizzare oltre il 70% dell’acqua.

I visitatori negli ultimi anni sono cresciuti molto, e costituiscono un grande aiuto economico per la salvaguardia di questo luogo meraviglioso, che non gode di nessun aiuto esterno.

Armando Pizzoni Ardemani si occupa personalmente della cura e potatura dei bossi, nutre i conigli del leporarium ed suoi cigni. Se incontrate un giardiniere al lavoro durante una visita alla tenuta, potrebbe trattarsi del Conte in persona, che ama presentarsi come capo-giardiniere.

Informazioni per le visite al Giardino

La tenuta di Valsanzibio si trova a Galzignano Terme, in provincia di Padova, in Via Diana, 2. Dista 20 km da Padova e 53 Km dall’aeroporto Marco Polo di Venezia

I Giardini sono aperti tutti i giorni da fine Febbraio al secondo fine settimana di Dicembre, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 al tramonto (sabati, domeniche e festività orario continuato).

Per ulteriori info consultare il sito ufficiale https://www.valsanzibiogiardino.com

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