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In Sicilia, nella tana del drago di Mongiuffi Melia

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Un tranquillo paese di montagna che domina la costa messinese e che nasconde tanti tesori e … un mistero, legato ad un fiume e ad un drago famelico.

Mongiuffi Melia è un piccolo “comune sparso” della provincia di Messina, in Sicilia. In realtà si tratta di due paesi che si sono consorziati in un unico ente, con sede a Melia. Proprio a Melia, nel XVII secolo, nacque l’antico feudo della famiglia baronale che portava lo stesso nome. Mongiuffi sorge qualche chilometro più a valle.

Non è un luogo molto turistico, poiché si trova al termine di una strada di montagna piena di curve.  Anche una frana, che  lo ha isolato dal resto della provincia per molti anni, ha impedito fino ad oggi che venisse valutato come merita. Perché Mongiuffi Melia merita davvero.

È situato nella valle del fiume Ghiodaro, definita dallo scrittore francese Peyrefitte “la valletta più deliziosa del mondo”. La valle è delimitata da un lato da monte Kalfa e dall’altro dalla costa di Letojanni. Nel mezzo, campi, frutteti, allevamenti, paesini di montagna e ben tre santuari – di cui due, Madonna della Libera e Madonna della Catena, nel comune di Mongiuffi Melia.

I piccoli tesori di Mongiuffi Melia

Pur essendo un paese piccolo e un po’ dimenticato dal mondo, Mongiuffi Melia custodisce con cura ogni piccolo tesoro lasciatogli in eredità dalla storia, dall’arte e dall’opera della natura. Già all’ingresso del paese vi lascerà senza parole la spettacolare galleria di Postoleone, detta anche “degli Austriaci”.

Vuole il detto popolare, infatti, che questo tunnel – scavato quasi a mani nude direttamente nella roccia grezza della montagna – sia opera di prigionieri austriaci della I Guerra Mondiale. Gli austriaci, una volta giunti all’altro capo del monte, videro il paese e se ne innamorarono al punto da non voler più tornare in patria! Certamente la galleria di Postoleone non è un tunnel come tutti gli altri e passarvi dentro per raggiungere Mongiuffi Melia è un’esperienza emozionante.

Altri monumenti della zona sono: i resti dell’acquedotto Greco-Romano in contrada Polizzana, la scalinata saracena di contrada Uttara, i ruderi di Castiddaci e l’antico Accampamento Militare Romano di piano Margi. In paese, le piccole chiese risalgono quasi tutte al Cinquecento e al Seicento ma presentano ormai rifacimenti molto più recenti che hanno un po’ trasformato l’antica magia.

I Santuari

Mongiuffi Melia va molto orgogliosa dei propri santuari. Il più importante è quello della Madonna della Catena, edificato nel XV secolo a ridosso delle rovine dell’acquedotto Greco-Romano. Purtroppo, a causa delle cattive condizioni date dall’umidità, il vecchio santuario fu demolito e sostituito con l’attuale costruzione. I lavori furono portati a termine tra il secondo dopoguerra e gli anni Sessanta del secolo scorso.

Sopra l’abitato di Melia, invece, sorge il santuario della Madonna della Libera. Fu edificato tra il 1906 e il 1913 ma ulteriori aggiustamenti e migliorie si susseguirono per tutto il XX secolo. Solo nel 1999 si poté dire veramente completato.

La Tana del Drago

Nel territorio di Mongiuffi Melia scorrono diversi corsi d’acqua che vanno a confluire nel Ghiodaro, a valle. Alcune di queste sorgenti si trovano proprio nei dintorni del paese ma la più famosa di tutte è quella che si incontra lungo il sentiero di contrada Uttara. L’azione del torrente, qui, ha scavato la roccia intorno come una sorta di caverna e quel che colpisce è il colore che presentano le sue pareti: un rosso cupo che in certi punti diventa vivido come sangue.

Per secoli la gente del posto ha evitato questo luogo, certa che qui vivesse una misteriosa bestia feroce che uccideva chiunque osasse curiosare nei dintorni. Per tutti, questa è la “Quadàra du Drau” (caldaia del drago) e si ha ancora un certo timore ad avvicinarsi. Eppure oggi si sa che il rosso sulle rocce è dato dai residui ferrosi che scorrono nel torrente … ma in un certo senso il mistero aleggia ancora. E forse è più emozionante credere così.

Attenzione a non farsi ingannare dal nome “caldaia del drago”. Le acque non sono termali e il calore non c’entra nulla. La traduzione deriva dalla parola siciliana “quadara”, ovvero pentolone. L’erosione a forma di grande piscina, infatti, richiama i pentoloni di rame che anticamente si scaldavano in cucina per preparare i pasti per le famiglie contadine.

Perché venire a Mongiuffi Melia

Se amate la tranquillità delle montagne, la vita semplice di paese e il clima ospitale delle piccole comunità siciliane, Mongiuffi Melia fa per voi. Potete far base in paese o presso un vicino agriturismo e spostarvi – meglio se con mezzo proprio – nelle vicinanze. Taormina si trova a 14 km, Savoca (il paese del “Padrino”) a circa 20 km. Più vicina ancora la medievale Forza D’Agrò.

Da Mongiuffi Melia in pochi minuti si raggiunge anche la cima di Monte Kalfa, dominata da un altro santuario mariano, a 1000 metri di altezza. Dalla terrazza panoramica, ammirerete uno spettacolo incredibile, con la veduta di tutta la costa siciliana orientale e anche della Calabria all’orizzonte.

Informazioni utili

Per arrivare a Mongiuffi Melia si percorre l’autostrada A18 Messina-Catania, uscendo a Taormina. Si seguono le indicazioni per la Statale 114 direzione Messina fino al bivio con semaforo di Letojanni. Si devia sulla sinistra e si seguono le indicazioni per Mongiuffi Melia sulla Provinciale 11.

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