Sicilia: l’itinerario delle “Case di Lava” dell’Etna

Sicilia: itinerario ai piedi dell’Etna, alla scoperta delle “case di lava”. Presenti nel catanese, dalle più turistiche a quelle meno conosciute, da riscoprire.

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Le Case di Lava non sono solo “abitazioni” ma qualsiasi cosa possa diventare architettura e arte grazie alla pietra dell’Etna.
Coloro che vivono in Sicilia ai suoi piedi sanno che il vulcano toglie ma in cambio dona anche tanto. Dona la terra fertile da coltivare, l’acqua nascosta nelle sue falde laviche, la cenere ruvida e i lapilli con cui creare opere d’arte e la resistente pietra nera con la quale costruire strade, chiese, case . La Sicilia Orientale ne è piena, e noi vogliamo portarvi a conoscere alcuni bellissimi esempi in provincia di Catania, tutto intorno al corpo del grande vulcano.

Sul fianco orientale dell’Etna: case di lava da Belpasso a Sant’Alfio

Per andare a scoprire le case di lava abbiamo deciso di iniziare il nostro percorso dal fianco sud-orientale dell’Etna.
Belpasso è un comune molto popoloso che un tempo si chiamava “Malupassu”, ovvero un luogo in cui i viandanti venivano spesso aggrediti e derubati. Il nome fu cambiato in Belpasso dal barone Bufali che qui decise di costruire il proprio palazzo. Proprio questo imponente edificio del XVIII secolo, con il suo portale e l’elegante balcone angolare in pietra lavica, introduce il percorso delle case di lava. Belpasso, che è anche la capitale siciliana dei torroncini, ha una bellissima chiesa settecentesca, la Chiesa Madre dell’Immacolata. Qui spicca il contrasto tra pietra lavica e pietra bianca, specialmente nel campanile che domina una piazza anch’essa realizzata con disegni di pietra di lava e pietra bianca.

Da Belpasso a Pedara il percorso è abbastanza breve: il suo nome misterioso pare derivi da un antico tempio greco-romano, oggi scomparso, la “Ara di Giove” ai cui piedi sorse il paese (Pedis Ara, Pedara). Pedara è un paesino pulito, ordinato, ricco di localini e pub alla moda su cui domina una stupenda chiesa, Santa Caterina: la facciata settecentesca mescola abilmente il bianco della muratura con il nero della struttura portante in pietra lavica. I tre portali di ingresso sono opere d’arte, insieme alla torre campanaria del XVII secolo, sopravvissuta al terremoto del 1693, che termina in alto con una bellissima bicromia di pietra bianca e nera.

Lungo il fianco orientale sorgono diversi centri di interesse turistico, ma noi puntiamo direttamente al piccolo e panoramico Sant’Alfio, paesino che domina l’intera costa dall’alto, per ammirare la spettacolare chiesa dedicata ai martiri Alfio, Cirino e Filadelfo. La facciata, completamente edificata in pietra lavica grezza, appare immensa e nerissima. Solo alcune rifiniture e le colonne della cella in alto, in mattoni rossi, spezzano questo colore apparentemente pesante per un luogo di culto. La chiesa fu edificata nel corso di un secolo, tra il Settecento e la fine dell’Ottocento, e dal suo sagrato si ammira il panorama del paese e della costa.

L’itinerario in Sicilia continua con le case di lava di Linguaglossa e Randazzo

Scavalcando il fianco del vulcano in direzione nord si raggiunge la cittadina di Linguaglossa. La pietra lavica qui è ovunque, nella pavimentazione stradale, nei palazzi, nelle strutture portanti delle case e ovviamente nelle chiese. L’esempio più bello è la Chiesa Madre della Madonna delle Grazie, facciata seicentesca in pietra bianca abbellita da tre magnifici portali in pietra lavica. Stupendo anche il portale (1728) della chiesetta di Sant’Antonio e Vito, intagliato abilmente da Diego Flavetta e Giambattista Marletta, i quali resero la durissima pietra vulcanica un ricamo! Ma in tempi più moderni, a Linguaglossa, i muri di lava dei vicoli del centro storico sono stati abbelliti da magnifici murales, talmente realistici da trarvi in inganno. Potreste ritrovarvi a cercare di afferrare un cesto di arance mirabilmente dipinto ad un angolo di strada.

Si prosegue nel nostro giro in questa zona della Sicilia arrivando a Randazzo, grosso centro di origine medievale che conserva ancora la suddivisione in quartieri del tempo (Quartiere Latino, Quartiere Greco, Quartiere Lombardo). Lo spettacolo che qui vi lascerà senza fiato è la chiesa di Santa Maria: basilica minore di epoca sveva (fu costruita nel XIII secolo) sebbene rimaneggiata nel corso del tempo, questa chiesa è totalmente edificata in pietra lavica lavorata. Lo stile gotico la spinge verso l’alto, con il campanile centrale a fare da protagonista, mentre la pietra arenaria bianchissima spezza il nero con decorazioni delicate ed elegantissime. Altra chiesa “di lava” che incanta, a Randazzo, è San Martino. La facciata è un gioco continuo di pietra bianca e nera, ma l’elemento più bello è il campanile gotico arricchito da bicromie che ricordano l’architettura araba.

Tra le case di lava di Randazzo sono da ammirare anche quelle di stile aragonese che compongono la Via degli Archi e che sono unite, appunto, da splendidi archi gotici che corrono lungo tutta la via.

Da ovest verso sud: case di lava di Bronte e Paternò

Da Randazzo si arriva facilmente alla patria del pistacchio, prelibatezza della Sicilia. Bronte è famosa nel mondo per il grande palazzo voluto dall’ammiraglio inglese Horatio Nelson -dove si ammirano la chiesetta del castello e quel che resta dei torrioni di difesa, tutto in pietra lavica- ma pochi si spingono fino al centro del paese ad ammirare i palazzi storici e le chiese, molti dei quali abbelliti da strutture e lavorazioni in pietra lavica.

Un esempio su tutti: la chiesa madre della Santissima Trinità, nata nel XVI secolo dalla fusione della chiesa normanna di Santa Maria con la vicina Santissima Trinità, ha conservato intatto il campanile merlato, in cui si intrecciano i colori nero della lava e bianco. Spicca sul fianco la cornice dell’arco a ogiva in pietra calcarea che “decora” il muro lavico, a ricordo della prima chiesa duecentesca.

Il nostro viaggio si conclude a Paternò, città medievale e ricca di monumenti. Ma il re assoluto, costruito interamente in pietra lavica, è il Castello Normanno che domina la città dall’alto di una collina. Una torre unica, massiccia, edificata nel 1072, che vanta la finestra bifora più grande di Sicilia! Da ammirare anche la chiesetta della Madonna dell’Itria, costruzione seicentesca che ha riadattato come proprio campanile la bellissima Torre dei Falconieri, con la splendida cella merlata e decorata da geometrie di pietra bianca e pietra lavica.

Indicazioni utili per il tour delle Case di Lava

Arrivando da Catania come maggior punto di riferimento -aeroporto Fontanarossa, stazione Centrale, porto- dovete seguire le indicazioni per la Strada Statale 121 e poi le strade Provinciali numero 13 e 14 per raggiungere Belpasso e cominciare il vostro tour secondo i nostri suggerimenti.

Se invece arrivate da Messina,dall’approdo dei traghetti seguite le indicazioni per l’autostrada A18 Messina-Catania, prendete l’uscita Fiumefreddo e seguite le indicazioni, lungo la Statale 120, verso Linguaglossa iniziando l’itinerario da questo centro.

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