Dal 28 giugno all’1 novembre 2026 Palazzo dei Priori a Fermo ospita “Frida Kahlo e Marilyn Monroe. Vite parallele“, mostra dedicata a due icone femminili del Novecento solo in apparenza lontane. La sede è una delle più suggestive della città, affacciata su Piazza del Popolo, e il percorso riunisce oltre 120 fotografie, documenti, video e opere d’arte che raccontano la costruzione del mito di Frida e Marilyn, tra immagine pubblica, fragilità privata, arte, cinema e desiderio di libertà.
Curata da Carolina Dema, Tanino Bonifacio e Alberto Rossetti, la mostra è visitabile con il biglietto unico Fermo Musei, che consente anche l’accesso al circuito museale cittadino.
Frida Kahlo e Marilyn Monroe a Fermo: una mostra su due miti del Novecento
La mostra Frida Kahlo e Marilyn Monroe a Fermo porta a Palazzo dei Priori due volti riconoscibili da generazioni diverse, spesso consumati dall’immaginario collettivo e qui restituiti attraverso fotografie, documenti e opere d’arte.

Il titolo, Vite parallele, indica subito la direzione del percorso. Frida Kahlo, pittrice messicana legata alla cultura politica e artistica del Novecento, e Marilyn Monroe, attrice hollywoodiana diventata simbolo assoluto di fascino e vulnerabilità, non si incontrarono mai. Eppure le loro biografie rivelano punti di contatto forti: la costruzione dell’immagine pubblica, il rapporto con il corpo, il dolore fisico e psicologico, gli amori difficili, il desiderio di maternità, l’esposizione mediatica e la trasformazione della propria persona in icona.
A Fermo il racconto prende forma attraverso oltre 120 fotografie, molte firmate da grandi autori del secolo scorso, accanto ad alcune opere dedicate a Frida e Marilyn da artisti come Andy Warhol, Mimmo Rotella, Marco Lodola, Xu De Qi e Zhang Hongmei.
Palazzo dei Priori: la sede della mostra a Fermo
Palazzo dei Priori si affaccia su Piazza del Popolo, uno degli spazi urbani più eleganti delle Marche. La sede rende la visita particolarmente interessante anche per chi arriva a Fermo per un weekend culturale: la mostra entra nel circuito museale cittadino e il biglietto permette di scoprire anche altri luoghi della città.
Fermo conserva un centro storico compatto, scenografico, adatto a una visita lenta. Dopo la mostra si può proseguire verso le Cisterne Romane, una delle testimonianze archeologiche più importanti della città, oppure visitare la Pinacoteca Civica, dove è custodita anche l’Adorazione dei pastori di Rubens. La mostra diventa così il punto di partenza per conoscere una città marchigiana colta, meno esposta rispetto ad altre destinazioni turistiche, ma molto ricca dal punto di vista artistico.
Cosa racconta la mostra Frida Kahlo e Marilyn Monroe. Vite parallele

Il percorso espositivo mette in relazione due donne che appartengono a geografie, linguaggi e ambienti lontanissimi. Da una parte il Messico di Frida Kahlo, la pittura, la militanza politica, la casa-studio, il rapporto con Diego Rivera, la fisicità ferita e trasformata in linguaggio artistico. Dall’altra l’America del cinema, dei set fotografici, dei produttori, dei ruoli imposti e spesso subiti da Marilyn Monroe.

La mostra evita il semplice confronto tra due celebrità. Il filo conduttore è più sottile: riguarda il modo in cui entrambe hanno abitato la propria immagine. Frida costruisce il proprio autoritratto attraverso abiti, sguardo, simboli, riferimenti alla cultura messicana e alla propria biografia. Marilyn lavora dentro il sistema hollywoodiano, ma cerca uno spazio personale oltre il personaggio pubblico, attraverso la lettura, la scrittura, il teatro, la fotografia e la volontà di essere riconosciuta come attrice.
Il pubblico ritrova così due figure note, ma osservate da una prospettiva più intima e meno automatica.
Le fotografie in mostra: da Nickolas Muray a Richard Avedon
Uno degli elementi più interessanti della mostra è la presenza di Nickolas Muray, fotografo ungherese naturalizzato statunitense, legato sentimentalmente a Frida Kahlo e, secondo quanto riportato dal materiale della mostra, anche a Marilyn Monroe.
Muray è una sorta di punto di contatto inatteso tra le due donne. Con Frida ebbe una relazione intensa, documentata da alcuni tra i suoi ritratti più celebri. Con Marilyn il rapporto rimase più riservato e venne rivelato dopo la sua morte attraverso il ritrovamento di una fotografia con dedica.
Accanto a Muray compaiono scatti di Guillermo Kahlo, padre di Frida e fotografo, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Leo Matiz, Lola e Manuel Álvarez Bravo, Edward Weston, Sam Shaw, Ed Feingersh, Milton Greene, Cecil Beaton e Richard Avedon. Nomi che permettono alla mostra di parlare anche della fotografia come strumento di costruzione del mito.

Le immagini di Frida raccontano la vita familiare, gli anni della formazione, il rapporto con Diego Rivera, l’ambiente artistico e politico che la circondava. Le fotografie di Marilyn alternano ritratti, immagini di scena e momenti legati al lavoro cinematografico, con presenze come Laurence Olivier, Jack Lemmon, Tony Curtis, Groucho Marx e Cary Grant.
Frida Kahlo: corpo, pittura e identità
Frida Kahlo arriva alla pittura attraverso una biografia segnata da traumi fisici profondi. Dopo la poliomielite infantile e il grave incidente subito da adolescente, il corpo diventa per lei un territorio da osservare, raccontare, difendere. Nelle fotografie in mostra questo aspetto emerge senza bisogno di enfasi: postura, abiti, busti ortopedici, sguardo frontale e presenza scenica parlano quanto le sue tele.

La forza di Frida sta anche nella capacità di trasformare la propria immagine in un linguaggio riconoscibile. Gli abiti tradizionali, i gioielli, le acconciature, i riferimenti alla cultura indigena e messicana non sono dettagli decorativi. Sono scelte identitarie, culturali e politiche.
La mostra permette di cogliere questa costruzione visiva senza ridurre Frida alla sola dimensione del dolore. Accanto alla fragilità fisica emergono l’intelligenza, il carisma, la rete di relazioni, il legame con il Messico e con le tensioni ideologiche del suo tempo.
Marilyn Monroe: cinema, immagine pubblica e fragilità privata
Marilyn Monroe viene spesso raccontata attraverso la bellezza, il glamour e la tragedia. La mostra di Fermo prova a restituire una figura più complessa. Norma Jeane Mortenson, diventata Marilyn, attraversa il cinema americano degli anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta con una forza visiva enorme, ma anche con una continua tensione tra il personaggio creato dall’industria e la persona reale.

Le fotografie esposte mostrano la diva, l’attrice, la donna osservata costantemente dall’obiettivo. Ma lasciano intravedere anche il bisogno di emanciparsi dal ruolo di bionda svampita, la passione per la poesia, l’interesse per la recitazione, la ricerca di riconoscimento professionale.
Nelle immagini di scena e nei ritratti firmati dai grandi fotografi del tempo si legge la doppia natura del mito Marilyn: costruzione perfetta per la macchina mediatica e, insieme, figura fragile, inquieta, sempre più consapevole del peso della propria immagine.
Le opere dedicate a Frida e Marilyn: Warhol, Rotella, Lodola e Zhang Hongmei
Il percorso fotografico si completa con due sale omaggio, una dedicata a Frida e una a Marilyn. Qui entrano in scena artisti che hanno continuato a lavorare sulla loro immagine anche dopo la morte.
Andy Warhol è il nome più immediatamente associato alla trasformazione di Marilyn in icona pop. Le sue serigrafie hanno reso il volto dell’attrice un’immagine seriale, luminosa, ripetuta, quasi indipendente dalla biografia. Mimmo Rotella, con il linguaggio del décollage, appartiene invece a quella stagione italiana in cui cinema, manifesti e cultura urbana diventano materia artistica. Marco Lodola porta una lettura più luminosa e contemporanea, mentre Xu De Qi e Zhang Hongmei testimoniano la fortuna internazionale delle due figure.
Tra le opere segnalate nel percorso figura anche una riproduzione di Las dos Fridas realizzata da Zhang Hongmei, omaggio a uno dei dipinti più celebri di Kahlo e alla sua identità sdoppiata, tra ferita privata e rappresentazione pubblica.
Orari, biglietti e informazioni utili per visitare la mostra
La mostra è aperta dal 28 giugno all’1 novembre 2026 a Palazzo dei Priori, in Piazza del Popolo 5 a Fermo. Da giugno a settembre l’apertura è prevista tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20, con apertura della biglietteria informazioni dalle ore 15. In ottobre e novembre la mostra è visitabile dal martedì al venerdì dalle 10.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 18; sabato e domenica dalle 10.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 19. Il lunedì è giorno di chiusura, salvo eventuali aperture straordinarie legate a eventi e festività.
Il biglietto unico Fermo Musei costa 10 euro. Il ridotto a 8 euro è previsto per ragazzi dai 14 ai 25 anni, gruppi oltre 15 persone, soci FAI, Touring Club Italia e Italia Nostra. L’ingresso è gratuito per under 13, persone con disabilità, soci ICOM e giornalisti con tesserino.
Il biglietto include l’ingresso al circuito museale della città, dettaglio da considerare per organizzare una visita più ampia e non limitata alla sola esposizione.
Cosa vedere a Fermo dopo la mostra
Fermo merita qualche ora in più. Piazza del Popolo è il punto naturale da cui iniziare, con Palazzo dei Priori, il loggiato e l’equilibrio architettonico tipico delle città marchigiane più raffinate. Le Cisterne Romane, costruite in età augustea, sono una visita sorprendente per dimensioni e stato di conservazione. La Pinacoteca Civica conserva opere di rilievo e permette di comprendere meglio il peso culturale della città.
Salendo verso il Girfalco si raggiunge il Duomo, in posizione panoramica, con vista sulle colline e verso l’Adriatico. Nei dintorni, Porto San Giorgio offre una pausa marina, mentre l’entroterra apre verso borghi, teatri storici, cantine e paesaggi collinari ancora autentici.
Per un lettore Veraclasse, Fermo è una destinazione da vivere con calma: mostra al mattino, pranzo in centro, visita alle Cisterne Romane, passeggiata panoramica e cena vista colline o verso il mare. Una giornata piena, elegante, culturale, senza la pressione dei grandi flussi turistici.
Mostra Frida Kahlo e Marilyn Monroe a Fermo: arte, cinema e immagine
Frida Kahlo e Marilyn Monroe appartengono a due immaginari diversi, ma entrambe hanno compreso, subito o per necessità, la forza dell’immagine. La mostra di Fermo lavora proprio su questo punto: cosa resta di una donna quando il suo volto diventa simbolo collettivo? Quanto c’è di scelto e quanto di imposto? Quanto pesa il mito sulla verità biografica?
Attraverso fotografie, documenti e opere d’arte, Vite parallele invita a guardare Frida e Marilyn con maggiore attenzione. Non come icone immobili, ma come donne attraversate dal proprio tempo, capaci di lasciare una traccia ancora viva nell’arte, nel cinema e nella cultura visiva contemporanea.