Lazio: itinerario a Segni sulle tracce dei Templari

Stampa

Un piccolo comune del Lazio nasconde una grandezza antica riassunta dalle mura che lo circondano e dalle porte che si aprono in esse. E che contengono anche simboli misteriosi

Oggi Segni conta poco più di 9000 abitanti ed è uno dei tanti piccoli comuni della provincia di Roma, un luogo che nessuno sceglierebbe direttamente per fare una vacanza. Forse di passaggio, sì, forse per andare in cerca della pace dei campi per un giorno o due. Eppure Segni è un universo da scoprire. Basta guardare le rovine e le testimonianze antiche che ancora oggi emergono dal territorio  per intuire che grandezza abbia abitato qui, e per quanto tempo!

Segni esisteva già prima dell’Impero Romano, ma fu sotto il dominio di Roma che divenne un faro di bellezza e ricchezza per tutto il Lazio. Nel III secolo avanti Cristo, Seicnia – o Signiaera talmente importante da avere il potere di coniar moneta. Le monete col simbolo SEIC erano in argento e ancora oggi se ne trovano, a sorpresa, nei siti archeologici. La parola “seic” voleva dire “cinghiale” e forse proprio da questo animale simbolo del territorio deriva il suo nome.

Le chiese e il simbolo dei Templari

A Segni si trovano monumenti molto importanti, sebbene non siano numerosi. In paese, spiccano le architetture religiose come la bellissima cattedrale dell’Assunta, barocco-neoclassico del XVII secolo che però copre una base risalente al X secolo. La facciata parzialmente incompleta si eleva da un sagrato posto in cima a una gradinata. L’interno, a croce greca, custodisce ben sette cappelle decorate con statue e affreschi.

Ma la chiesa più antica di Segni è San Pietro, costruita sulle fondamenta e con alcuni mattoni del tempio romano dedicato a Giunone Moneta. L’interno è abbellito da affreschi e dipinti datati tra il XIII e il XVI secolo, alcuni dei quali di scuola giottesca. Di recente, su una delle pietre antiche che formano la chiesa di San Pietro è stato riconosciuto un simbolo templare molto raro, la Triplice Cinta.

La Triplice Cinta riproduce tre quadrati l’uno dentro l’altro, collegati da alcune linee. Pare che fosse già in uso nell’era del Bronzo e sicuramente era utilizzato dai Celti per indicare le mura druidiche. Nel Medioevo fu recuperato dai cavalieri Templari a simboleggiare i tre cortili del palazzo di Re Salomone, citati nella Bibbia. I luoghi segnati da quel simbolo sono luoghi in cui si concentrano tutte le energie umane, naturali e divine. Dunque luoghi di fondamentale importanza.

Le Mura Ciclopiche di Segni

Partendo da questo simbolo antichissimo e dai materiali preziosi con cui è stata edificata San Pietro, a Segni, si va alla scoperta del suo monumento più importante: le mura antiche, o  meglio le Mura Ciclopiche. Si sa, grazie agli studi degli archeologi, che la città era protetta da due file di mura gigantesche. La prima cinta muraria interna, però, oggi è quasi del tutto sparita. Resta solo qualche pietra a ricordo, nel punto da cui partiva, in via Gavignano e poi accanto alle porte Reposaturo e Pianillozzo.

Ancora evidente, invece, la seconda cinta muraria – quella esterna. Le mura sono presenti fin dalla base del “giardino del passeggio” che pare sia addirittura sostenuto da queste pietre. Le mura esterne si collegano quindi alla porta di Elcino. Quel che impressiona di queste mura sono, appunto, i mattoni “ciclopici”. Si tratta di sassi squadrati a mano e di grandissime dimensioni. Ci si domanda ancora oggi come siano riusciti a trasportarli e ad elevarli per creare le cinte murarie e le porte al loro interno.

La Porta Saracena

Delle tante porte antiche che si aprivano in queste mura, quella che ancora oggi si ammira in condizioni migliori di conservazione è Porta Saracena. Il suo aspetto fa pensare alla maestosa Porta dei Leoni della città greca di Micene, con la quale Segni è gemellata. La porta è alta 2,50 metri, larga tra 3,50 metri – alla base – e 1,40 metri in cima. La sua profondità, che fa capire quindi lo spessore delle mura, è di quasi 3 metri!

Sul significato del nome si è molto dibattuto. Secondo alcuni fu elevata dai Saraceni durante una delle loro invasioni. Ma le pietre sono chiaramente molto antiche e anche il metodo di costruzione risale ad anni certamente precedenti al Medioevo. Forse si chiama Porta Saracena perché da qui entrarono gli invasori quando misero a ferro e fuoco la città, teoria molto più logica e adeguata.

La Porta Foca

In apparenza Porta Foca è anche in migliori condizioni rispetto a Porta Saracena. Ma la differenza tra le due è che Porta Saracena è rimasta intatta dai tempi antichi, mentre Porta Foca nel tempo è stata utilizzata, rimaneggiata e quindi anche curata da mani “moderne”. Si presenta con dimensioni simili a quelle di Porta Saracena, solo con forma più squadrata, perché le pietre che la chiudono in cima sono state utilizzate in passato per creare, con l’apertura stessa, una sorta di capanna.

La porta in città è conosciuta anche come “La Gallina d’Oro” per via di alcune aperture alla sua base che forse servivano per lo scolo delle acque, o per antiche sepolture. Ma che, secondo la tradizione locale, porterebbero invece a un misterioso tunnel sotterraneo pieno di tesori nascosti. In molti ammettono di essersi calati in queste buche, da ragazzi, ma forse nessuno vi dirà di averlo fatto per cercare il tesoro della leggenda!

Informazioni utili

Per arrivare a Segni: in macchina, da Roma, si percorre l’autostrada A2 Roma-Napoli uscendo a Colleferro. Si prosegue seguendo le indicazioni per Segni. Si può arrivare anche dalla SS 6 Casilina. In treno, la ferrovia è quella che collega Roma e Napoli via Cassino. Si scende alla stazione di Colleferro-Segni-Paliano e si prosegue con gli autobus navetta che impiegano dieci minuti a portarvi in centro. L’aeroporto di riferimento ovviamente è Fiumicino, a Roma.

Per il percorso delle Mura e delle Porte: le Mura e le Porte di Segni sono aperte a tutti, dato che si trovano in città e basta passeggiare per vederle. Tuttavia se volete una guida esperta che vi racconti storie e aneddoti a riguardo, se volete visitare il Museo Archeologico cittadino e se volete seguire itinerari ben precisi, potete rivolgervi ad una associazione che serve turisticamente Segni e altri comuni del circondario (Compagnia dei Lepini).

Stampa