La mostra su Kandinsky a Roma è uno degli appuntamenti d’arte da segnare in agenda per l’autunno 2026. Dal 15 settembre e fino al fino al 14 febbraio 2027, Palazzo Bonaparte riunisce oltre settanta opere, molte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi, per raccontare il viaggio umano e artistico di Vassily Kandinsky: dagli esordi figurativi alla rivoluzione dell’astrazione, passando per Monaco, il Blaue Reiter, il Bauhaus e Parigi.

Kandinsky torna a Roma dopo oltre 25 anni
Roma attendeva da più di venticinque anni una grande mostra dedicata a Vassily Kandinsky. L’occasione è particolarmente interessante anche per una circostanza irripetibile: il Centre Pompidou, che conserva grazie alle donazioni e al lascito di Nina Kandinsky uno dei nuclei più importanti dell’opera dell’artista, è interessato da un lungo progetto di ristrutturazione con riapertura prevista nel 2030. Molti lavori che normalmente resterebbero a Parigi possono così viaggiare e arrivare eccezionalmente in Italia.
La mostra di Kandinsky a Palazzo Bonaparte, prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou, è curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne e studiosa dell’artista. Non è costruita come una semplice successione di capolavori: accompagna il visitatore attraverso la vita di Kandinsky, le città in cui visse, le avanguardie che frequentò, la musica che lo influenzò e le persone che ebbero un ruolo determinante nella sua ricerca.
Da avvocato a padre dell’astrazione

La storia di Kandinsky ha un inizio insolito. Nato a Mosca nel 1866, studia giurisprudenza ed economia e sembra destinato alla carriera universitaria. Intorno ai trent’anni decide invece di lasciare tutto e trasferirsi a Monaco per studiare pittura.
Due incontri aiutano a capire la direzione che prenderà la sua arte. Il primo avviene davanti a uno dei Covoni di Claude Monet: Kandinsky resta colpito dalla capacità del colore di suscitare emozione anche quando il soggetto diventa quasi irriconoscibile. Il secondo è musicale. Al Teatro Bol’šoj ascolta il Lohengrin di Richard Wagner e intuisce che anche la pittura potrebbe funzionare come la musica, senza dover descrivere necessariamente un oggetto o una scena reale. È una chiave preziosa per visitare la mostra. Di fronte a Kandinsky conviene infatti dimenticare per qualche istante la domanda «che cosa rappresenta?» e osservare piuttosto come colori, forme e linee si rispondano sulla tela.
Le cinque sezioni della mostra di Kandinsky a Roma

Il percorso di Palazzo Bonaparte è articolato in cinque sezioni e permette di vedere l’astrazione mentre prende forma, anziché incontrarla già compiuta.
La prima parte è dedicata agli anni della formazione, dopo il trasferimento a Monaco nel 1896. Kandinsky studia le tecniche della tempera e della xilografia, fonda l’associazione e la scuola Phalanx e conosce Gabriele Münter. I due viaggiano a lungo tra Europa, Tunisia, Italia e Parigi. Nei dipinti di questi anni il paesaggio e la figura sono ancora riconoscibili, ma colore e composizione iniziano già a conquistare una libertà nuova.
Il passaggio decisivo arriva a Murnau, nelle Alpi bavaresi. Dal 1908 le forme si semplificano e le campiture cromatiche diventano più intense. Nel 1911 Kandinsky pubblica Dello spirituale nell’arte e l’anno successivo, con Franz Marc e la collaborazione di Münter, dà vita all’almanacco Der Blaue Reiter, Il Cavaliere azzurro. È il momento nel quale la pittura smette progressivamente di dover riprodurre ciò che l’occhio vede.
Seguono gli anni russi, segnati dalla Prima guerra mondiale e dalla Rivoluzione d’Ottobre, quindi l’esperienza al Bauhaus, dove Kandinsky insegna dal 1922. Qui la sua ricerca diventa più geometrica e teorica e nel 1926 pubblica Punto e linea sul piano. La chiusura del Bauhaus imposta dal regime nazista nel 1933 lo costringe a un nuovo trasferimento.
L’ultima sezione conduce a Parigi. Le geometrie rigorose degli anni tedeschi si ammorbidiscono, entrano forme biomorfe e colori più chiari, anche grazie al confronto con artisti come Jean Arp e Joan Miró. È un Kandinsky forse meno conosciuto e proprio per questo particolarmente interessante.
Le opere da cercare: da L’arco nero a Gelb-Rot-Blau
Tra le opere sulle quali vale la pena soffermarsi c’è L’arco nero del 1912, uno dei lavori più importanti della collezione del Centre Pompidou e una tela decisiva per comprendere il passaggio verso un linguaggio indipendente dalla rappresentazione del reale.
Poi c’è Gelb-Rot-Blau, Giallo-Rosso-Blu, del 1925, grande tela di oltre due metri nella quale cerchi, linee, geometrie e campiture sembrano organizzarsi come gli elementi di una partitura. È forse uno dei quadri che spiegano meglio ciò che Kandinsky cercava: non descrivere un’immagine, ma provocare una reazione.
Fra le opere documentate in mostra figurano anche Improvisation 3 del 1909, Impression V (Parc) del 1911, Bild mit rotem Fleck del 1914, Accent en rose del 1926, Sur les pointes del 1928, Composition IX del 1936 e il poetico Bleu de ciel del 1940.
Accanto ai dipinti sono esposti documenti, fotografie, materiali della Bibliothèque Kandinsky e oggetti provenienti dalla sua vita privata e dall’atelier parigino. Una sala immersiva sviluppata per la mostra lavora invece sul rapporto fra geometrie e colore.
Gabriele Münter, molto più della compagna di Kandinsky
Una delle ragioni per dedicare tempo a questa mostra è la presenza di Gabriele Münter, per anni ricordata soprattutto attraverso la relazione sentimentale con Kandinsky e oggi riconosciuta come una delle figure importanti della modernità europea.
Il suo linguaggio è personale: contorni netti, forme semplificate e grandi zone di colore, ma con un legame con la figurazione che non viene mai completamente abbandonato. Münter fu protagonista dell’ambiente del Blaue Reiter e, durante gli anni del nazismo, contribuì anche a preservare numerose opere del gruppo.
A Roma sono presenti, fra gli altri, Gartentor in Sèvres del 1906 circa e Drachenkampf del 1913.
Il dialogo tra i lavori dei due artisti permette così di leggere Murnau e il Cavaliere azzurro senza ridurre quella stagione alla figura solitaria di Kandinsky.
Kandinsky, musica e spiritualità: la chiave per leggere i suoi quadri
Dietro cerchi, triangoli e campiture apparentemente libere c’è una teoria molto precisa. Kandinsky cercava una pittura capace di agire sull’osservatore come una composizione musicale.
Nel suo pensiero il colore possiede una sorta di risonanza interiore. Proprio negli anni di Murnau formula il concetto di “necessità interiore”, destinato a diventare uno dei cardini della sua ricerca.
Per questo la visita acquista un altro significato se si osservano i dipinti cercando ritmo, tensione, pause e contrasti, quasi fossero partiture. È probabilmente il modo più semplice per avvicinarsi all’astrazione anche per chi normalmente si sente più attratto dall’arte figurativa.
Un weekend d’arte a Roma sulle tracce delle avanguardie
Per chi vuole trasformare la visita alla mostra in un soggiorno romano dedicato all’arte, la partnership con Hotel de Russie, Rocco Forte Hotels, aggiunge un elemento interessante. L’hotel propone The Spirit of the Roman Avant-Garde, esperienza curata da Stellavision Travel che abbina una visita privata alla mostra a un itinerario nei quartieri Flaminio e Parioli dedicato alla Roma delle avanguardie del primo Novecento.
La scelta dell’Hotel de Russie non è casuale. Situato tra Piazza del Popolo e Piazza di Spagna, l’albergo ha ospitato nel tempo artisti e intellettuali come Sergej Djagilev, Vaslav Nijinsky, Jean Cocteau e Pablo Picasso e conserva il celebre Secret Garden progettato nel contesto dell’originario palazzo di Giuseppe Valadier.
Mostra Kandinsky a Roma: date, orari e biglietti
La mostra Kandinsky è aperta a Palazzo Bonaparte, Piazza Venezia 5, Roma, dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027. Dal lunedì al giovedì l’orario è 9.00-19.30; venerdì, sabato e domenica 9.00-21.00. La biglietteria chiude un’ora prima e sono previste aperture prolungate in alcune giornate festive e nel fine settimana conclusivo.
Il biglietto intero costa 18 euro e comprende l’audioguida, esclusi gruppi e scuole. La prenotazione anticipata è fortemente consigliata. Sono previste diverse riduzioni; particolarmente interessante per chi raggiunge Roma da fuori città è quella riservata ai viaggiatori delle Frecce Trenitalia: presentando in biglietteria un titolo di viaggio con destinazione Roma e data antecedente di non più di due giorni rispetto alla visita, il biglietto della mostra costa 13,50 euro, pari a uno sconto del 25%.
Per chi preferisce maggiore libertà esiste anche il biglietto Open da 22 euro, utilizzabile senza prenotare preventivamente giorno e fascia oraria, entro l’8 febbraio 2027.
Per l’acquisto dei biglietti https://www.ticket.it/mostre/evento/kandinsky.aspx
Per ulteriori informazioni visitare il sito https://www.arthemisia.it/it/mostra-kandinsky-roma.