Il Turkmenistan si trova in Asia centrale, tra Iran, Afghanistan, Uzbekistan, Kazakistan e Mar Caspio. È uno dei Paesi meno visitati al mondo, una nazione desertica e misteriosa dove città di marmo bianco emergono dal nulla, antiche rovine della Via della Seta si perdono nel deserto del Karakum e crateri di gas bruciano da oltre cinquant’anni nel silenzio della notte.
Per questo la ritengo una meta interessante, per viaggiatori curiosi che cercano un’esperienza nuova e diversa.
Dopo essere stata in Uzbekistan ero curiosa di vedere questo Paese. Un Paese che invece mi ha sorpreso proprio perché è ancora autentico e inaspettato. Ora vi spiego i motivi e vi lascio di seguito alcune informazioni utili e consigli per chi vuole visitare il Turkmenistan.
La terra dei Turkmeni
Storicamente Turkmenistan significa “terra dei Turkmeni”. Dal punto di vista storico, il nome rimanda a una terra di passaggio e di incontro: tribù nomadi turche, cultura persiana, rotte carovaniere della Via della Seta, mondo islamico e poi influenza russa e sovietica. Prima dell’indipendenza del 1991, infatti, il Paese era la Repubblica Socialista Sovietica Turkmena.
Perché visitare il Turkmenistan
Il Turkmenistan non è una destinazione per tutti. Non è semplice, non è spontaneo e non è pensato per il turismo di massa. Ed è proprio questo il suo fascino.
Per decenni il Paese è rimasto quasi chiuso al mondo esterno. Dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991, il Turkmenistan è diventato una repubblica presidenziale autoritaria, sviluppando una delle società più controllate e isolate del pianeta. Ancora oggi è governato da un sistema fortemente centralizzato e molte aree risultano difficili da visitare liberamente.
Eppure negli ultimi anni qualcosa sta cambiando. Le procedure di ingresso stanno lentamente diventando più accessibili e alcune agenzie specializzate stanno proponendo tour sempre più curati, con itinerari che uniscono archeologia, fotografia, antropologia e paesaggi estremi.
Chi arriva qui non cerca resort all inclusive o comfort occidentali (che comunque non mancano!). Cerca il senso dell’altrove.
Come ottenere il visto per il Turkmenistan
La prima vera sfida di un viaggio in Turkmenistan è ottenere il visto.
Per anni il Paese ha richiesto obbligatoriamente una Letter of Invitation (LOI), emessa tramite agenzie locali autorizzate. Nella maggior parte dei casi è ancora necessario prenotare un tour organizzato con guida e itinerario approvato dal governo.
Negli ultimi tempi si è però iniziato a parlare di una futura apertura verso un sistema di e-visa che potrebbe semplificare l’ingresso ai viaggiatori indipendenti.
Quanto tempo serve per ottenere il visto
Per ottenere il visto per il Turkmenistan In genere bisogna considerare almeno 3 o 4 settimane per l’approvazione della pratica. Alcune agenzie riescono ad ottenere il nullaosta più velocemente, ma conviene pianificare con largo anticipo.
Si può viaggiare da soli?
Il viaggio indipendente è ancora molto limitato. Nella maggior parte dei casi è richiesta la presenza di una guida locale autorizzata. Esiste teoricamente anche un visto di transito di pochi giorni, usato soprattutto dagli overlander che attraversano il Paese tra Iran e Uzbekistan, ma l’emissione resta incerta e soggetta a frequenti cambiamenti.
Asghabat: la città di marmo bianco nel deserto

La capitale Asghabat, chiamata anche “la città bianca”, si trova ai margini del deserto del Karakum ed è una delle città più surreali del mondo. E a dire il vero a me è piaciuta molto proprio per questo.
Sorta nel 1881 come fortezza russa, è diventata capitale del Turkmenistan nel 1924, durante il periodo sovietico.
Nel 1948 un devastante terremoto la distrusse quasi completamente causando oltre 110.000 vittime. Dopo l’indipendenza del 1991, il presidente Saparmurat Niyazov — noto come Turkmenbashi, “padre di tutti i turkmeni” — trasformò Asghabat in una metropoli monumentale ricoperta di marmo bianco, tanto da ottenere il record mondiale per la più alta concentrazione di edifici in marmo di Carrara.
Devo affermare che, pur essendo molto particolare mi è piaciuta moltissimo con tutti questi edifici dalle strane architetture, che di notte si illuminano creando un’atmosfera da film.
Sì è vero, ci sono alcuni monumenti che a noi sembrano bizzarri, come la ruota panoramica coperta e il palazzo dei matrimoni, ma proprio questo fa parte dell’unicità di questa città. Anche l’aeroporto è particolarissimo con la sua forma di falco ad ali spiegate, che ben interpreta l’estetica monumentale e futuristica della capitale. E ancora i numerosi e vastissimi giardini fioriti con panchine ovunque, illuminati anche la notte. E distese infinite per chilometri e chilometri di alberi piantati per contrastare il clima arido e creare attorno alla città un grande polmone verde che porta frescura.
L’impianto urbanistico è un inno alla simmetria e all’ordine, dove nessun elemento può arrecare disarmonia. I tetti delle case quindi sono tutti verdi, nessuna parabola in vista, le auto che circolano devono essere bianche e pulite (pena la multa)…
Le strade sono ampie e illuminate, c’è poco traffico di giorno (qui fa caldissimo d’estate e freddissimo d’inverno) ma contrariamente a quanto si pensa la città non è affatto deserta: la sera tutti i palazzi si illuminano con giochi di colori e si anima nei locali per le feste, nei ristoranti spesso molto eleganti e ben frequentati.
Insomma una città diversa da tutte le altre, che a mio avviso merita davvero essere visitata da viaggiatori curiosi e appassionati di architettura e urbanistica.
Cosa vedere ad Asghabat
Tra i luoghi più particolari della capitale ci sono il Monumento alla Neutralità, simbolo dello status geopolitico del Paese, il Palazzo dei Matrimoni con la sua enorme sfera geometrica, la ruota panoramica coperta più grande del mondo e i monumenti dedicati ai cavalli Akhal-Teke, orgoglio nazionale. Da vedere anche il bazar Tolkuchka, uno dei mercati più grandi dell’Asia centrale, dove tappeti, spezie, gioielli e abiti tradizionali raccontano il volto più autentico del Turkmenistan.
Il Museo Nazionale del Turkmenistan e i celebri rhyta di Nisa

Un posto d’onore il Museo Nazionale del Turkmenistan, uno dei più importanti dell’Asia centrale. Le sue sale raccontano migliaia di anni di storia, dalle prime civiltà dell’età del Bronzo ai regni della Via della Seta, fino al periodo partico e all’epoca islamica.
Il tesoro più famoso custodito nel museo è costituito dai magnifici rhyta di Nisa, raffinati corni cerimoniali in avorio risalenti al II-I secolo a.C. Provenienti dall’antica capitale partica di Nisa, questi recipienti destinati ai banchetti rituali sono considerati autentici capolavori dell’arte ellenistico-orientale. Decorati con scene mitologiche, figure umane, animali fantastici e divinità greche, testimoniano l’incontro tra cultura persiana, mondo ellenistico e tradizioni dell’Asia centrale.
Dove dormire ad Ashgabat
Per vivere pienamente l’esperienza della capitale turkmena vi consiglio di scegliere uno dei grandi hotel monumentali che caratterizzano la città. In particolare lo Yyldyz Hotel, un hotel 5 stelle, con la sua inconfondibile silhouette futuristica, offre la vista più spettacolare su Ashgabat.
La Porta dell’Inferno: il cratere di Darvaza

La cosiddetta “porta dell’inferno” – considerata la maggiore attrazione turistica del Turkmenistan – si trova nel cuore del deserto del Karakum, ma il percorso per arrivarci è stato piuttosto lungo.
Partendo dalla capitale, abbiamo fatto un viaggio notturno di 12 ore su un treno ancora in perfetto stile sovietico (un’esperienza!) per arrivare a Dashoguz e poi oltre 8 ore di jeep (con una sosta presso l’importante sito archeologico di Kunya Urgench), lungo una strada molto accidentata fino ad arrivare al piccolo villaggio di Darvaza.
Questa area del deserto del Karakum è assai ricca di giacimenti di gas. Lì si trova un cratere largo 70 metri e profondo 20 che brucia da oltre 50 anni, alimentato da fiamme che non si sono mai spente.
Questo spettacolo surreale nasce nel 1971, quando una trivella sovietica perforò accidentalmente una vasta caverna sotterranea di gas naturale, provocando il collasso del terreno e l’inghiottimento dell’intero impianto. La fuoriuscita incontrollata di gas tossici rese necessario un intervento immediato: i tecnici decisero di incendiare il cratere, convinti che il fuoco si sarebbe esaurito in poche settimane.
Sono passati decenni, ma quel fuoco continua a bruciare, trasformando Darvaza in uno dei luoghi più estremi e ipnotici del pianeta. Si ritiene che, sotto quella distesa incandescente, giaccia ancora la trivella sovietica, sepolta oltre le leggendarie “Porte dell’Inferno”.
Nel 2022, il governo turkmeno ha annunciato l’intenzione di spegnere il cratere, sia per motivi ambientali sia per lo spreco di preziose risorse di gas. A partire dal 2025, sono stati pianificati interventi da parte di Turkmengaz per chiudere la voragine.
Visto il richiamo da parte di turisti provenienti da tutto il mondo, sono sorti nei dintorni alcuni campeggi dove si dorme all’interno delle tradizionali iurte.
Devo dire che lo spettacolo del cratere infuocato è molto suggestivo, soprattutto la notte, ma non la ritengo la principale attrazione del Paese. Lo spettacolo naturalistico del Canyon di Yangykala, vicino al mar Baltico, offre uno spettacolo unico al mondo e di gran lunga più suggestivo.
La Via della Seta e le città perdute del Turkmenistan
Il Turkmenistan custodisce alcune delle più importanti testimonianze della storica Via della Seta. Secoli fa carovane provenienti da Cina, Persia e Mediterraneo attraversavano questi deserti trasportando spezie, tessuti, religioni e idee. E’ vero, ci sono ancora molti scavi da effettuare, intere città sono state distrutte e quello che rimane giace ancora seppellito nella sabbia. Ma si tratta di città che hanno avuto un ruolo importantissimo per la trasmissione della cultura.
Nisa, l’antica capitale dei Parti
Vicino ad Ashgabat si trova Nisa, antica capitale dell’Impero Partico. Fondata attorno al III secolo a.C., rappresenta uno dei luoghi più importanti per comprendere le connessioni tra mondo persiano, ellenistico e romano.
Le rovine, affacciate sul deserto, conservano ancora mura, edifici cerimoniali e resti di quello che fu uno dei grandi centri culturali dell’antichità asiatica.
Merv, una delle città più antiche dell’Asia centrale

Merv è uno dei siti archeologici più importanti del Paese e patrimonio UNESCO. Tra il XII e il XIII secolo fu probabilmente una delle città più grandi del mondo islamico. Oggi restano mura immense e spettacolari, mausolei, fortezze e rovine che emergono dal deserto in un silenzio quasi assoluto. Il mausoleo del sultano Sanjar, con la sua cupola monumentale, è uno dei simboli del sito.
Nel 1221 l’invasione mongola guidata da Tolui Khan, figlio di Gengis Khan, distrusse quasi completamente la città.
Kunya Urgench: la città perduta della Via della Seta, patrimonio UNESCO

Il sito archeologico Kunya-Urgench si trova nel nord del Turkmenistan, vicino al confine con l’Uzbekistan. E’ uno dei siti UNESCO più importanti dell’Asia centrale e una delle grandi città della Via della Seta.
Oggi appare come un insieme di monumenti sparsi nella steppa, ma tra il X e il XIV secolo era una delle città più ricche e popolose del mondo islamico. Capitale dell’antico regno di Khwarezm, controllava le rotte commerciali che collegavano Persia, Russia, Cina e Medio Oriente.
Nel suo periodo di massimo splendore, Kunya Urgench era un centro culturale e scientifico paragonabile a Samarcanda o Bukhara. La città ospitava scuole coraniche, biblioteche, mercati e importanti studiosi del mondo islamico.
Come accadde a Merv, anche Kunya Urgench venne devastata dall’invasione mongola del 1221. Le cronache raccontano che l’assedio guidato dalle armate di Gengis Khan provocò una delle più grandi distruzioni della storia medievale.
Tra i monumenti meglio conservati spicca il Minareto di Kutlug Timur, alto circa 60 metri e considerato uno dei più elevati dell’Asia centrale medievale. Di grande interesse anche il Mausoleo di Turabek Khanum, celebre per la spettacolare decorazione in maiolica turchese della cupola, e il Mausoleo di Najm ad-Din Kubra, uno dei più venerati santi sufi della regione.
A differenza di altre città della Via della Seta oggi molto frequentate, Kunya Urgench conserva ancora un’atmosfera autentica e quasi solitaria che rende la visita particolarmente suggestiva.
Gonur Depe: la “Troia dell’Asia centrale”
Gonur Depe è uno dei più importanti siti archeologici dell’Età del Bronzo al mondo. Scoperto dall’archeologo russo Viktor Sarianidi, apparteneva alla misteriosa Civiltà dell’Oxus (BMAC) e risale a oltre 4.000 anni fa. Molti studiosi ritengono che questa civiltà abbia avuto rapporti commerciali con Mesopotamia, Valle dell’Indo ed Egitto. Per chi ama l’archeologia, Gonur Depe rappresenta una delle grandi meraviglie poco conosciute dell’Asia.
Yangykala Canyon: il paesaggio più spettacolare del Turkmenistan

Se dovessi indicare il luogo più spettacolare del Turkmenistan, sceglierei senza esitazione il canyon di Yangykala.
Questa meraviglia della natura si trova nell’estremo ovest del Turkmenistan, a circa 160 chilometri dalla costa del Mar Caspio e dalla città di Turkmenbashi. Siamo nella regione del Balkan, una delle aree più remote e scarsamente popolate del Paese, dominata da deserti e paesaggi aridi modellati dal vento.
Siamo stati particolarmente fortunati durante la nostra visita perché in questo periodo dell’anno il deserto si trasforma completamente: dune sabbiose e piane aride vengono ricoperte da tappeti rosa, viola e rossi. È un fenomeno molto affascinante perché dura pochissimo, spesso appena due o tre settimane, prima che il caldo estremo faccia seccare tutto.
Dal punto di vista geologico, il canyon fa parte dell’altopiano di Ustyurt, un antico fondale marino che un tempo costituiva il letto dell’oceano Tetide. Nel corso di milioni di anni, strati sedimentari di calcare, argilla e arenaria si sono depositati e successivamente erosi a causa del vento e dell’acqua, dando vita a scogliere frastagliate e profondi burroni. Le straordinarie sfumature rosa, rosse e gialle che caratterizzano Yangykala derivano dall’ossidazione differente dei minerali presenti nelle rocce. Il risultato è un paesaggio che sembra appartenere più a Marte che alla Terra.
Il lago sotterraneo di Kow Ata

A circa un’ora da Asghabat si trova Kow Ata, una gigantesca grotta con un lago termale sulfureo sotterraneo. Per raggiungerlo bisogna scendere una lunga scalinata che conduce in una cavità calda e umida popolata da pipistrelli. L’acqua mantiene una temperatura costante intorno ai 35 gradi ed è ricca di zolfo e minerali. I turkmeni considerano questo luogo quasi terapeutico e molti arrivano qui per rilassarsi e fare il bagno.
Koytendag e le impronte dei dinosauri
Nell’estremo est del Paese, vicino al confine con Afghanistan e Uzbekistan, si trova la regione montuosa di Koytendag. È una delle aree più remote del Turkmenistan e custodisce uno dei siti paleontologici più straordinari dell’Asia: centinaia di impronte di dinosauri fossilizzate risalenti a circa 150 milioni di anni fa. Secondo alcune leggende locali sarebbero invece le tracce lasciate dagli elefanti dell’esercito di Alessandro Magno.
Il deserto del Karakum e i treni sovietici

Oltre il 70% del territorio turkmeno è occupato dal deserto del Karakum.
Gran parte del viaggio avviene attraversando paesaggi desertici quasi infiniti, spesso a bordo di vecchi treni notturni sovietici che collegano Asghabat alle regioni più remote del Paese. I convogli sono lenti, spartani e incredibilmente affascinanti. Attraversano villaggi isolati, stazioni dimenticate e orizzonti completamente vuoti. Un’esperienza da provare!
Nokhur e il cimitero dalle corna di montone

Tra i luoghi più insoliti del Turkmenistan c’è il villaggio di Nokhur, nascosto tra le montagne del Kopet Dag vicino al confine iraniano. Qui si trova un antico cimitero che colpisce immediatamente per la presenza di grandi corna di montone fissate sulle tombe. Secondo la tradizione locale, queste corna simboleggiano forza, protezione e prosperità nell’aldilà. Le origini di questa usanza sembrano affondare in antiche credenze preislamiche legate al culto degli animali e degli spiriti della natura, sopravvissute nei secoli accanto alla religione islamica.
I cavalli Akhal-Teke, simbolo del Turkmenistan

Tra i simboli più amati del Turkmenistan ci sono gli Akhal-Teke, considerati una delle razze equine più antiche del mondo. Celebri per il mantello dal caratteristico riflesso dorato e metallico, questi cavalli erano allevati dalle tribù nomadi turkmene e apprezzati per la loro resistenza nelle lunghe traversate del deserto. Ancora oggi sono un autentico orgoglio nazionale e compaiono su monumenti, francobolli e persino nello stemma ufficiale del Paese. Secondo una tradizione molto diffusa in Turkmenistan, gli Akhal-Teke possiedono qualità benefiche per il corpo e lo spirito. Alcuni allevatori sostengono che accarezzare questi magnifici cavalli o trascorrere del tempo a contatto con loro possa favorire il benessere e aiutare la guarigione.
Quando andare in Turkmenistan
I periodi migliori per visitare il Turkmenistan sono primavera e autunno. Tra aprile e maggio il clima è più mite e il deserto assume tonalità incredibili. Anche settembre e ottobre sono ottimi mesi per viaggiare.
L’estate può essere estremamente calda, soprattutto nel Karakum, con temperature superiori ai 45 gradi. In inverno invece le notti nel deserto possono diventare molto fredde.
Come arrivare in Turkmenistan
L’aeroporto principale è quello di Asghabat, collegato con Istanbul, Dubai e alcune città dell’Asia centrale.
Come ho già accennato, Ashgabat International Airport è uno degli aeroporti più scenografici dell’Asia. È stato progettato con una gigantesca struttura che richiama la forma di un falco turkmeno e può gestire milioni di passeggeri all’anno, pur trovandosi in uno dei Paesi meno visitati del mondo.
Attualmente esiste un collegamento diretto tra Milano Malpensa e Ashgabat operato da Turkmenistan Airlines, la compagnia di bandiera del Paese. I voli diretti vengono generalmente effettuati più volte alla settimana e impiegano circa 5 ore e 45 minuti – 6 ore per raggiungere la capitale turkmena.
Molti viaggiatori combinano il Turkmenistan con Uzbekistan, Iran o Kazakistan in un itinerario più ampio lungo la Via della Seta. Ma il mio consiglio è quello di visitare un Paese alla volta e per il Turkmenistan 8 giorni ci vogliono tutti.
Le frontiere terrestri possono cambiare rapidamente condizioni operative e aperture, quindi conviene verificare sempre la situazione aggiornata prima della partenza.
È sicuro viaggiare in Turkmenistan?
Dal punto di vista della criminalità comune, il Turkmenistan è considerato sicuro.
Le difficoltà riguardano un po’ la rigidità burocratica e le restrizioni governative.
Internet è limitato, molti social network sono bloccati (ma in alcuni grandi alberghi e ristoranti di lusso funziona tutto!) e l’uso delle VPN può creare problemi. Serve quindi un approccio rispettoso, discreto e flessibile.
Come è il popolo turkmeno?
Ovunque siamo stati abbiamo trovato persone socievoli, disponibili e grandi ammiratori del popolo italiano. Ovunque andrete troverete persone che chiedono di fare un selfie assieme a voi. Le donne sono molto belle, spesso vestite con abiti tradizionali e tengono i capelli corvini lunghi e sciolti quando non sono sposate, li coprono con un fazzoletto tradizionale quando sono sposate.Ma alcune donne, in accordo con il marito, non vestono in modo tradizionale.