Il mistero dei megaliti dell’Argimusco in Sicilia

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Due passi tra natura e mistero a 1200 metri di altezza, ecco cosa è l’esperienza all’altopiano siciliano dell’Argimusco, tra panorami e rocce misteriose scolpite dal tempo. O dall’uomo?

Ti ritrovi circondato da personaggi che sembrano vivi, ma appena addormentati. L’impressione è quella di essere osservati eppure non c’è nessuno. O forse sì …? Le sensazioni che si provano all’altopiano dell’Argimusco, in Sicilia, sono molteplici e intense. Ma niente paura … sono per lo più sensazioni emotive e non ultraterrene. Siamo a 1200 metri di altezza, su un pianoro che si apre magicamente tra alte cime di montagne: l’Etna svetta verso sud, mentre a est si elevano i Peloritani e dal lato opposto la catena dei Nebrodi.

Terrazza panoramica come poche, l’Argimusco consente di ammirare buona parte della costa tirrenica messinese – da Milazzo  a Tindari – con le Isole Eolie all’orizzonte. Ma quel che affascina i visitatori di questa località non è soltanto la vista, né l’aria pura e il cielo attraversato da voli di rapaci. Sono le rocce, il vero mistero dell’Argimusco. Quelle formazioni scolpite dall’erosione con forme ben definite che lasciano spazio a tante interpretazioni.

Argimusco, i misteriosi megaliti

I megaliti dell’Argimusco sono delle formazione di roccia arenaria quarzosa dalle forme straordinarie. Alcuni hanno una evidenza talmente precisa che sembrano appunto scolpiti dall’uomo. Ma quale popolazione ha realizzato queste opere d’arte? Gli archeologi hanno studiato a lungo il sito e non hanno mai trovato alcuna traccia di vita umana. Dunque l’unica spiegazione possibile sarebbe quella di una erosione naturale, dovuta a vento e pioggia, che ha forgiato casualmente i megaliti.

Non tutti credono a questa versione, anche se l’altopiano è effettivamente battuto da venti costanti e spesso, data l’altitudine, da pioggia e neve. Eppure, a osservare queste rocce, viene un certo brivido che fa pensare a misteri antichissimi. Come si fa ad ammirare la roccia dell’Aquila – con quelle ali e quel becco tanto realistici – pensando che sia solo opera del vento? Oppure come è possibile guardare l’Elefante o la spettacolare Vergine in Preghiera senza pensare alla mano dell’uomo?

Alcune rocce scavate in modo estremamente preciso – la Vasca Rettangolare, ad esempio – non possono essere solo opera del caso. E alcune grotte sembrano perfette come sepolcri. Siamo davvero sicuri che qui nessuna popolazione, umana o “aliena”, abbia mai messo piede?

Studi sui misteri dell’Argimusco

Diversi ricercatori si sono messi all’opera per risolvere i misteri dell’Argimusco. Archeologi, storici, ma anche esperti di astronomia e “archeo-astronomia” hanno visitato il sito, osservato le rocce, ascoltato anche i suoni particolari che qui il vento riproduce. Il tutto alla ricerca di un significato.

Perchè la forma delle rocce e soprattutto la loro disposizione sul territorio lasciano, invece, immaginare un’opera umana. E specialmente un’opera di uomini che conoscevano la posizione delle stelle e dei pianeti.

Alcuni studiosi di archeo-astronomia fanno risalire le rocce al tardo medioevo, collegandole con alcuni rituali diffusi in quel periodo, sebbene tenuti ben nascosti per paura dell’Inquisizione. Per rinforzare l’interesse al mistero dell’Argimusco, vi è stato organizzato per anni un festival chiamato “Pietre e Stelle”.

Cosa vedere sull’altopiano

Ma qual è questo percorso dell’altopiano dell’Argimusco? E perché è tanto affascinante? Si tratta, come detto, di formazioni di roccia che sembrano scolpite da una mano guidata da mente pensante. A parte l’Aquila o la Vergine in Preghiera – il profilo di una donna che prega che occupa tutto il fianco di un costone – diversi itinerari si snodano tra le rocce misteriose.

Sul sentiero principale si incontrano le rocce del Grande Mammut, Piccolo Mammut, la Cresta del Drago, l’Elefantino. Si potrà ammirare anche il Varco del Leone, uno spazio tra due rocce dentro cui sorge il sole in determinati periodi dell’anno.

Su altri sentieri si ammireranno la Testa di Serpente, la Rupe Grande, l’Orante. Quest’ultima roccia è detta anche Rupe dell’Acqua in quanto in cima presenta la famosa e misteriosa “vasca rettangolare”. Infine, quel che si ammira meglio dall’alto dell’Argimusco – tra rocce e forme strane – sono i meravigliosi panorami che abbracciano un consistente spicchio di Sicilia.

Nei dintorni dell’Argimusco

Il territorio dell’altopiano dell’Argimusco è compreso tra i comuni messinesi di Montalbano Elicona e Roccella Veldemone. Vale sicuramente la pena di arrivare fino a Montalbano per ammirare il piccolo centro storico raccolto intorno al castello medievale, ottimamente conservato. Si potranno ammirare qui anche diverse chiese, alcune trecentesche, e gli antichi mulini a vento.

Roccella è un delizioso borgo medievale famoso per le sue chiese: la chiesa madre di San Nicola (1625), la chiesa di Santa Maria dell’Udienza ma in particolare la minuscola chiesetta del Calvario. Grande appena 23 metri quadri sorge nel punto più alto del paese, dove venivano esposti gli impiccati. Dall’Argimusco si può anche arrivare a Tindari, paese famoso per il Santuario della Madonna Nera e per le bellissime lagune salmastre delle sue spiagge.

Informazioni utili

Come arrivare: l’Argimusco fa parte della Riserva Naturale Orientata Bosco di Malabotta, situato nel territorio di Messina. Arrivando da Messina – e dal continente, dopo aver traghettato – prendete l’autostrada Messina-Palermo. Uscirete a Falcone e da lì proseguirete verso Montalbano Elicona. In prossimità del paese troverete le indicazioni per l’altopiano.

Arrivando da Catania, percorrete la Catania-Messina A18 uscendo a Fiumefreddo e proseguendo da lì sulla SS 120 verso Linguaglossa. Andando avanti fino a Solicchiata, seguite successivamente la Provinciale 2 attraversando Moio Alcantara, Roccella Valdemone fino a raggiungere Montalbano Elicona. L’aeroporto più vicino è Fontanarossa di Catania.

Come muoversi: l’Argimusco va visitato assolutamente a piedi. Per cui si arriva con le macchine fino a un certo punto ai margini della riserva e poi si prosegue – meglio se con una guida esperta – facendo un buon trekking! Ma l’Argimusco è anche attraversato da percorsi ciclabili per le Mountain Bike, di lunghezza sempre inferiore ai 10 km.

Per contattare l’ente che gestisce l’altopiano dell’Argimusco collegatevi al sito ufficiale: argimusco.it .

(per alcune delle foto in articolo si ringraziano in particolare Antonio&Lorenzo D’Agata)

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