Cordoba, un tuffo nell’Al-Andalus

Quarta tappa per Massimo e Veronica, che ci conducono verso la tradizione araba e il suo lascito in Spagna, nello specifico a Cordoba

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E’ giunta l’ora nel nostro viaggio 2013 di lasciare la costa per qualche giorno e addentrarci nel cuore di quello che era il regno arabo di Al Ándalus
Lasciamo la nostra base a Malaga e guidiamo verso nord quando, dopo circa 2 ore e mezza, raggiungiamo quell’oasi che tanto era cara al califfato spagnolo: Cordoba.
Probabilmente la più classica delle città medievali andaluse grazie al fatto che le antiche mura sono ancora lì a dividere la bella città dal mondo esterno. I mori la elessero capitale del loro impero spagnolo, nel 756. Le numerose palme fuori dalla cinta muraria ci ricordano che non siamo in Toscana, seppur attraversare il ponte romano che ancora veleggia sopra il Guadalquivir ancora non ci fa credere di essere a soli due passi da quello che era il cuore pulsante del mondo arabo in Europa. Il ponte, eretto nel I secolo a.C., ha subito molti interventi, ma era comunque lì quando il fiume, navigabile proprio fino a Cordoba, portava in città ricchezze e conoscenze.
Da queste conoscenze (architettoniche, scientifiche, umanistiche) è nata la città che si raccoglie ancora oggi attorno ad uno dei gioielli spagnoli, la Mezquita-Catedral. La si vede subito non appena attraversato il ponte romano o subito dopo la porta di accesso che si fa largo tra le mura, tra file di palme e carrozze di cavalli per turisti.

Riconosciuta nel 1994 come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO insieme al contorno urbano, la Mezquita è il monumento più importante di tutto l’Occidente islamico in quanto era il centro culturale, religioso e dunque politico dell’emirato omeyade. La Mezquita di Cordoba riassume in sé lo stile omeyade cui si sono aggiunti in epoca cristiana il gotico, il rinascimentale e quello barocco. Costruita sulla chiesa visigota dedicata a San Vicente, la basilica mora fu eretta nell’VIII ma divenne quella mirabile costruzione che in parte possiamo ancora ammirare grazie agli interventi del X secolo voluti da al-Hakam II. Il suo architetto di fiducia era Sidi ben Ayub. A lui dobbiamola foresta di pilastri in pietra bianca e rossa che ci stupisce non appena entriamo nella Mezquita. Pare di essere in una foresta di bellezza. La luce continua a fare giochi di ombre e solo la cattedrale cristiana, situata al centro della costruzione, interrompe l’armonia mentre proseguiamo verso il Mirhab, la parte più sacra dell’edificio, dove i dettagli raggiungono un livello di precisione impressionante.

Uscendo dalla Mezquita Catedral decidiamo di completare la visione storica della città, e ci dirigiamo appena fuori dalle mura per visitare l’ Alcázar de los Reyes Cristianos, fortezza o palazzo cristiano voluta da Fernando III che, non appena riconquistò la città, convertì l’antico palazzo califfale che in seguito diverrà persino la sede dell’Inquisizione e, nel XIX secolo, persino carcere. Tra resti fenici e romani (splendidi i mosaici conservati all’interno) ci arrampichiamo sulle torri da dove possiamo ammirare in un solo colpo d’occhio la parte storica da un lato e il fiume dall’altra. Scendendo al piano terra ci perdiamo tra i bellissimi patii adornati con fiori esotici e nel giardino curato e pieno di rivoli d’acqua, come la tradizione araba voleva per quello che doveva essere un riflesso del paradiso in terra.

E’ ora di pranzo e Cordoba ha una ricca tradizione enogastronomica che no in tendiamo perderci. La gastronomia “cordobesa” è il risultato di tutte le civiltà che qui hanno lasciato un segno, a partire da quella fenicia che le ha dato il nome (probabilmente la parola siriana “coteba”, da cui Cordoba, che significa frantoio, a testimonianza dell’importanza dell’olivo cui i locali sono devoti). La cucina mediterranea qui si incrocia con i sapori arabi (spezie e frutta secca) che ogni taverna o ristorante della città non esita a mostrare nei suoi menù. Tra i diversi piatti segnaliamo il “Salmorejo Cordobés”, una zuppa fredda a base di pomodori, pane, aglio e olio, ottimo piatto di entrata ma anche, nei mesi caldi, buon piatto unico se servito (come capita a noi) con prosciutto e uova. Nel 2009 addirittura si è costituita la Confraternita Gastronomica del Salmorejo Cordobés!

Pomeriggio. Siesta? Nemmeno per sogno! L’aria è calda, ma le piccole ombreggiate viuzze del centro sono piacevoli da percorrere. Inoltre siamo alla caccia dei famosi “patii” di Cordoba che le hanno regalato un ulteriore segnalazione come Patrimonio UNESCO. Fin dal tempo dei romani, il clima secco e caldo ha suggerito ai cittadini di Cordoba di organizzare le proprie abitazioni attorno ad un patio, con al centro una fonte o un pozzo d’acqua a lato per raccogliere la poca acqua piovana. I musulmani hanno rivisto il sistema, prediligendo questo piccolo spazio come primo ambiente di accesso alla casa e adornandolo con fiori e piccoli alberi. La sensazione di fresco è immediata. Per farne esperienza scegliamo il quartiere dell’Alcázar Viejo (vicino alla parrocchia di San Basilio) e anche il quartiere di Santa Marina, nei pressi di San Lorenzo y la Magdalena. A nostro parere però i patii più belli sono nel vecchio quartiere ebraico, proprio alle spalle della Mezquita Catedral. Dal 1921 il Comune organizza a maggio un concorso per stabilire il patio più bello e, in contemporanea, un festival folcloristico attrae ballerini e cantanti andalusi. Lasciamo Cordoba solo dopo aver fatto un aperitivo con il famoso vino locale, il Montilla-Moriles. Ora siamo pronti per Granada!

Per maggiori informazioni su Cordoba cliccate sul sito ufficiale del Turismo o, quando siete in zona, telefonate al numero +34 902 201 774.

Foto del Consorzio del Turismo di Córdoba

Testi di Massimo Frera e Veronica Del Punta 

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