Granada: Flamenco all’Alhambra, ricordando Garcia Lorca

Lo spirito da viaggiatori non manca a Massimo e Veronica, collaboratori di VeraClasse che stanno scoprendo per noi le zone più suggestive dell’Andalucia. Scopriamo insieme la quinta tappa di viaggio

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Esiste un triangolo mistico che avvolge Granada: un luogo (l’Alhambra), una persona (Federico Garcia Lorca) e un arte, il flamenco. Se li assaporate tutti insieme il mix è esplosivo. Arriviamo a Granada al tramonto, quando il sole sembra voler rimanere sospeso per un periodo indefinito allungando ombre che parlano di un passato ricco quanto tormentato. L’atmosfera è elettrizzante mentre dal centro storico saliamo lungo le pendici della collina. Attraversiamo la storica zona di Sacromonte dove si dice sia nato il Flamenco e raggiungiamo la cima. L’Alhambra si sta colorando di rosso fuoco e nei giardini del Generalife la folla si appresta ad immergersi in uno spettacolo che ci lascerà il segno.
Duende è il nome del progetto gestito e prodotto dall’Agenzia Andalusa de Instituciones Culturales che da anni anima i giardini e il palazzo estivo dei sultani dello scorso millennio.

Lo spettacolo di quest’anno si intitola “Duende” e celebra i tre nomi che hanno fatto grande il flamenco a Granada, ovvero Federico García Lorca che per primo rivendicò l’identità gitana esternando la teoria del Canto Jondo (o “duende” appunto, ovvero il canto flamenco), Manuel de Falla che qui vicino abitava e che esaltò le note musicali della chitarra gitana ed Enrique Morente, il pittore visionario che illustrò il flamenco. Portato in scena dalla scuola di ballo “La Moneta y Manuel Liñán” lo spettacolo è travolgente. Le scenografie si stagliano sugli alti fusti degli alberi retrostanti, mentre la luna compie il suo percorso sulle nostre teste, quasi sentisse le vibrazioni che i ballerini provocano con i loro movimenti secchi e armoniosi al tempo stesso. La voce del flamenco raggiunge le viscere e i suo interpreti sono magnifici: dai cantanti dalla voce roca e profonda, alle ballerine coloratissime e sensuali, fino ai ballerini, poderosi e aggraziati. Due ore che ci lasciano senza fiato mentre lo show narra una storia di perdita e riconquista, di amore, passione e tristezza. Emozioni forti e intense che la città sembra portare con sé e trasmettere ai visitatori più attenti. La mattina seguente, con la complicità del solito folgorante sole andaluso estivo (qui a Granada il clima è quasi sempre secco in estate, ma la vicinanza della Sierra Nevada si fa sentire in inverno quando si scende anche a soli 5°C e alcune sedi di sci-club in città ci ricordano questa vocazione anche invernale di Granada), ci incamminiamo nei vicoli cittadini in attesa del nostro turno di ingresso pomeridiano all’Alhambra.
Granada è una città dalle molte facce. Se scegliete una sistemazione alberghiera lontana dal centro storico, vi troverete in una dimensione urbana contemporanea, con ogni comfort e non molta differente da una qualsiasi città europea di piccole – medie dimensioni. Ma non appena ci avviciniamo al cuore pulsante del centro, ai piedi della collina, ecco che l’anima di Granada si mostra nei suoi spazi angusti e colorati. Da Plaza Nueva la stretta strada di Cuesta de Gomoerez sale verso una delle porte di accesso all’Alhambra, mentre dalla stessa piazza preferiamo la via del Darrio che corre lungo il fiume e consente di visitare i bagni arabi, intatti e magnifici.

Da qui si accede alla collina che sta in fronte a quella del Alhambra, ovvero il quartiere di Albaicín, una sorta di labirinto con case bianche e patii interni da mille e una notte detti Cármenes. In questa zona della città i chitarristi di flamenco vengono a cercare i sapienti artigiani locali. Il Mirador de San Nicolás ci consente una bella vista sui Palacios Nazaríes e sappiamo che a due passi da qui stanno le grotte di Sacromonte dove i gitani rifugiati hanno conservato il flamenco più genuino. Scendiamo in centro per visitare la Cattedrale rinascimentale, considerata la prima in questo stile in Spagna (del 1521) e la Capilla Real, che fu costruita subito prima e custodisce i corpi di Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona, i riconquistatori cristiani che nel 1492 entrarono in città, completando la Reconquista della nazione. Isabella è vegliata da una candela, come da sua richiesta in punto di morte. Qualche tempo fa venne sostituita da una lumino elettrico, ma la popolazione locale insorse e così, riecco la romantica luce di candela…
Prima di un veloce pranzo a tapas non manchiamo di visitare la casa estiva del poeta Federico García Lorca, che sta nell’omonimo parco. Una volta questi erano orti e la sua famiglia, che viveva in città, aveva preso questa casa per i caldi mesi estivi. Esiste anche una casa natale a Fuente Vaqueros. La visita guidata é rapida ma interessante. I mobili sono esattamente quelli originali e posizionati là dove erano  nei primi anni del 900, grazie alla ricostruzione fatta da una delle sorelle del poeta. Alle pareti ci incuriosiscono tre dipinti acquarello del poeta che furono usati come sfondi per storie di marionette, che Lorca amava. In suo onore ancora oggi spettacoli di burattini e marionette sono organizzati nel cortile della casa, oltre a incontri di poesia e canto gitano.

E’ l’ora di risalire all’Alhambra. Il biglietto va prenotato con giorni di anticipo e bisogna decidere l’orario di ingresso al sistema e,soprattutto, l’ora di ingresso ai fantastici Palacios Nazaries. Nell’attesa visitiamo la grande fortezza, iniziata nell’XI secolo voluta dai sovrani ziridiani che elessero Granada a loro capitale. “Al Qal’a al-Hamra” era il nome originario che significava “fortezza rossa”, inizialmente rappresentata solo dall’Alcazaba, dove ancora oggi le torri consentono di spaziare la vista sulla sottostante città. Risaliamo la fortezza, assaporando il tempo che è sfuggito o che è cambiato, come testimonia il Palazzo di Carlo V, voluto dal re cristiano dopo la reconquista. Il genera life di giorno ci sembra un altro posto rispetto la sera precedente. Stupefacente con i suoi giochi d’acqua ci aiuta ad immergerci ancora di più nella storia che fu. Pronti per i Palacios. Coda. Lunga coda. Ingresso all’orario previsto. Trenta minuti di bellezza assoluta. Le sale si susseguono e la ricchezza di particolari, colori e odori non fanno che aumentare in un turbinio di sensazioni che culmina nel fantastico patio dei Leoni. Su questa fonte si affacciava l’harem di Muhammad V, la più grande delle sale che vi si affacciano ha sedici lati e si basa sulla teoria di Pitagora, mentre in un’altra stanno dei dipinti su pelle di incredibile fattura.

Mentre noi ci avviamo verso Siviglia, potete verificare come organizzare la vostra visita a Granada cliccando qui

Foto del Consorzio del Turismo di Granada

Testi di Massimo Frera e Veronica Del Punta (trovate altri post di archeologia su questo ed altri viaggi sul loro blog)

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