Viaggio fotografico alla scoperta del Sud della Tunisia

I volti e i colori della Tunisia lungo le tappe di un viaggio fotografico alla scoperta del sud del Paese.

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Il mio viaggio alla scoperta del sud della Tunisia parte dalla capitale Tunisi in un piovoso martedì che ha quasi i colori della city lombarda. Purtroppo, per questioni logistiche, non c’è la possibilità di fermarsi a visitare la città, tanto che vengo immediatamente proiettato sul fuoristrada che mi accompagnerà fino a Tozeur, nel centro-sud del paese.
Il primo impatto con la capitale tunisina è assolutamente moderato e mi è mancata la sensazione di caos che ho provato in molte altre grandi città di lingua araba: maestosa, ma ordinata, la vedo scorrere dai finestrini.

Da Tunisi imbocchiamo la A1, direzione sud ed usciamo all’altezza di Hammamet, località di mare famosa per aver dato ospitalità in passato ad un nostro celebre connazionale. Da lì inizia un lungo tragitto nel cuore del paese attraverso una statale che taglia in due molti tranquilli paesi nei quali la vita scorre lenta e serena, lontana dalle situazioni pericolose che molti giornali vogliono farci credere.

Nella rotta verso sud consiglio una prima tappa a Quayrawan (Kairouan) e se proprio non potete fermarvi nella storica Medina ed avete solo ed esclusivamente 30 minuti per un rapido pasto, allora mi permetto di suggerire di scegliere Dar Abderrahman Zarrouk.
Il ristorante ha sede all’interno dell’abitazione ottocentesca del governatore ed è suggestivo pranzare in un ambiente così storico. Consiglio di chiedere ai gestori l’opportunità di fare una visita guidata del palazzo che merita sicuramente qualche minuto del vostro tempo.
L’obiettivo del gruppo è quello di raggiungere Tozeur prima che faccia buio e quindi ci rimettiamo velocemente in marcia per raggiungere la destinazione finale che dista ancora quattro ore di macchina.
Quasi in prossimità della nostra meta c’è Gafsa, capitale del governatorato omonimo e recentemente finita nelle cronache per un lago emerso dal nulla pochi anni fa.

L’arrivo nella città di Tozeur

Tozeur, capoluogo dell’omonimo Governatorato, esiste fin dal 33 avanti Cristo, quando i Romani ne fecero una stazione di commercio molto importante. La città fu per tanti anni uno snodo di diverse vie che univano l’Africa al Mediterraneo e crebbe nella tradizione berbera.

Oggi Tozeur è una cittadina di oltre trentamila abitanti che ha strutture moderne, diverse moschee ed un grande palmeto. La città – centro importante per la produzione di datteri che ho mangiato in ogni momento, colore e forma – sta scoprendo lentamente anche il turismo e lo si nota dalle tante bancarelle che stazionano fuori dagli alberghi e nel centro della cittadina. Degne di visita le moschee ma anche il tranquillo mercato cittadino e la piccola Medina, che ospita un piccolo museo che saprà mostrarvi lo stile di vita semplice ed umile della Tunisia di un tempo.

Per arrivare a Tozeur, da Tunisi potete prendere diversi collegamenti aerei che impiegano appena 40 minuti ma se proprio volete vivere un’avventura potete venire anche con i bus o in auto, ma tenetevi pronti ad una bella traversata. Sconsiglio di viaggiare di notte, non tanto per il pericolo connesso alla popolazione – tranquilla ed educata – ma piuttosto per una questione materiale: le strade sono lunghe e non sempre illuminate e di notte la visibilità si riduce di molto. In caso di problemi potreste trovarvi a gestire situazioni non facili, specie nelle zone più isolate.
Il posto migliore per dormire a Tozeur è sicuramente il Palm Beach Palace Tozeur Hotel sito in Route Touristique, Ave Abdul kacem Chebbi, Tozeur. L’hotel è in posizione centrale e dista pochi minuti dal centro cittadino.

Cosa vedere da Tozeur: le oasi, Nefta e il set di Guerre Stellari

Prendiamo la nostra jeep e ci dirigiamo a 20 chilometri da Tozeur dove troviamo la cittadina di Nefta famosa per le sue casette splendidamente decorate e per gli archi che proteggono le strade dal forte sole del deserto. Nefta fu in passato terra di pastori e di uomini di fede, tanto che oggi è il secondo luogo più sacro dopo Kairouan (dove ci siamo fermati a pranzo il primo giorno di viaggio).

Per i religiosi Sufi questa è la capitale spirituale e anche qui i pellegrinaggi sono continui. Pellegrinaggi che non riguardano solo fedeli musulmani o sufisti ma anche appassionati della saga cinematografica di Guerre Stellari. Infatti, non lontano da Nefta, sorgono i resti del set dove fu girata buona parte della nota serie di film. Almeno quattro dei sei film furono girati nel sito di Mos Espa e il regista volle onorare questa regione lasciandone il nome quasi intatto anche nella trama (nel film si chiamava Mos Eisley) . In Tunisia la saga non ha mai avuto successo e molte persone non l’hanno nemmeno vista, ma il set è conservato quasi intatto perché attira turisti e la sua importanza è palese anche a chi non apprezza il prodotto cinematografico. Alcune formazioni rocciose naturali sono la “casa dello Jedi”, il “nascondiglio di Darth Veder” e si può ancora ammirare la “casa-igloo” di Luke Skywalker.
Che piaccia o meno la serie ci farei un giro visto che dista pochi chilometri da Nefta e la strada per arrivarci, intervallata da cammelli che girano liberamente nel deserto, è molto suggestiva.

Proprio nelle ultime ore del giorno suggerisco di fare un salto a Ong Jemel. Qui in particolare si trova la roccia detta “testa di cammello” dove secondo la trama del film atterrava Darth Maul e cominciava la sua ricerca della Regina Amidala e della sua navicella. Io sinceramente non ho visto nemmeno una puntata della serie quindi non sono in grado di apprezzarne il valore storico-cinematografico ma dal punto di vista estetico il masso Ong Jemel è molto affascinante e se guardate attentamente la mia fotografia sembra di stare su Marte. Consiglio di andarci al tramonto con una jeep perfettamente attrezzata perché si deve fare un tratto di deserto che richiede un minimo di dotazioni come gomme e sospensioni adatte. Attenti a non farvi cogliere dalla notte che arriva in pochi minuti!

Altro consiglio riguardante le località da visitare partendo da Tozeur: salite a nord, verso l’Algeria, in direzione Tamaqzah. Meritano un’ora del vostro tempo l’oasi omonima e l’Oasi di Chebika, situata poco più in basso, con una fonte di acqua che affiora dalle rocce.

Douz, la porta del Deserto

Douz è chiamata anche “la Porta del Deserto“, per via della sua collocazione geografica che la pone proprio in prossimità del grande deserto del Sahara. La città è situata al centro di una delle oasi più antiche e importanti della zona ed ha storicamente rappresentato una sosta obbligata per le carovane che qui venivano rifocillate dalla popolazione di etnia M’razig, una delle più antiche “popolazioni del deserto”, ancora oggi vivente.
Molti turisti la scelgono anche come meta perché da qui partono alcune delle migliori escursioni verso il Sahara, con guide del posto. Un giro ai confini del deserto va sicuramente fatto ed io mi sono concesso qualche ora di giro a bordo di un quad noleggiato in loco. Se volete ci sono anche dromedari e cavalli.

Forte della propria tradizione ospitale e abituata da sempre ad accogliere persone affamate e assetate, Douz ha un mercato tra i più belli di Tunisia.
Se siete alla ricerca di un posto dove rifocillarvi allora vi consiglio il ristorante Elbey, 3km Route Zaafrane, Douz – veramente tipico e con cucina dai sapori di un tempo.

Il mercato dell’Oasi di Douz

Il mercato dell’oasi di Douz è il punto in cui ho scattato le mie migliori fotografie. All’inizio ero intimorito ma poi un commerciante, vedendomi timoroso, mi ha detto “amico mio, qui siamo in Tunisia, non a Chicago – non devi avere paura di niente!”, e alla fine ripensandoci bene posso dire che questa frase è quella che meglio descrive tutto il mio soggiorno in Tunisia accompagnato da persone gentili e tranquille: mai uno sguardo fuori posto, mai un timore per l’attrezzatura fotografica, ma solo gente cordiale che al massimo declinava educatamente la disponibilità di una foto.

Il mercato di Douz è un suq caratteristico pieno di bancarelle colorate di spezie, ma anche di animali (specialmente dromedari, asini, pecore, cavalli e capre). D’altra parte qui si vive ancora di commercio, legato ai prodotti locali, come appunto gli animali di allevamento, ma anche le palme e i datteri.

Tunisia: sul lago Chott el-Jerid

Un lago che cambia colore, che diventa giallo o rosa quando è asciutto e blu intenso quando è pieno, un’oasi che sa di tempi antichi. Anche questo è Tunisia. Siamo sulle rive del lago Chott el-Jerid, quasi al confine con l’Algeria, sulle soglie di un arido deserto.
Il lago infatti è spesso in secca ed essendo un lago salato diventa una immensa distesa di cristalli di sale da oltre 5.000 kmq che gli donano quei colori magici. Solo di rado, dopo le piogge, torna a riempirsi di acqua. Sulle sue sponde sorgono alcune delle più importanti oasi della zona, come Tozeur e Nefta che appunto abbiamo avuto la fortuna di visitare.

La Tunisia è sicura?

Molti amici e conoscenti sono spesso a pormi la stessa domanda: la Tunisia è sicura per un viaggio? La mia risposta è sempre la stessa. Il discorso legato alla sicurezza è molto profondo e va a toccare temi particolari che non voglio affrontare in questo contesto. La frase del berbero “qui siamo a Douz, non a Chicago” mi è rimasta impressa ed effettivamente non ho mai avuto la minima percezione di pericolo. Tenete presente che i miei sensi sono sempre in allerta: quando giri con attrezzatura fotografica il cui valore supera abbondantemente la decina di migliaia di euro tendi ad avere i sensi sviluppati ed io onestamente non ho mai avuto timore per la mia incolumità.

Un rischio attentato in Tunisia? Su questo tema io ritengo che ormai il rischio attentati sia ovunque e che non esista alcun luogo perfettamente “sicuro”. La scelta è individuale ed io mi posso limitare a dire che nella mia esperienza fatta di oltre 1.500 km percorsi sulle strade tunisine non ho mai avuto la percezione di pericolo e che la tanta polizia incontrata per strada ferma tutti, compresi noi che giravamo con targa del Ministero.

 

Testo e fotografie: Alessio Sanavio

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